Emissari di Satana

A Delhi è iniziata la stagione calda. Non che sia  mai realmente terminata, diciamo, piuttosto, che è iniziata la stagione dell’autocombustione che rende fastidioso persino oziare sul divano per via della sensazione di graticola ardente che si prova dopo una decina di minuti.

I 45 gradi alle 8 del mattino determinano una sorta di abbrutimento dell’essere umano che, oltre a cercare riparo nel freezer, si trascina da una parte all’altra in preda ad una spiacevole apatia. I segni più evidenti di questo disagio, si manifestano nell’abbigliamento femminile. Un paio di giorni fa, dominata da una disperazione feroce, sono uscita di casa con l’indumento più leggero che avessi. I pantaloni di un pigiama talmente brutti che non ho il coraggio di mettere nemmeno la domenica sera per andare a dormire.
Stamattina, costretta per l’ennesima volta a mettere il naso fuori da un appartamento la cui temperatura comunque non andava sotto i 28 gradi, ho deciso che basta. Che non posso mettermi dei magliettoni da nonna Abelarda, dei pantaloni della taglia di Kim Kardashian, occhiali da sole e cappelli che manco Sampei e pensare di passare inosservata.
Quindi ho dato avvio ad un’operazione demoniaca. Ho deciso di dar retta a una categoria di persone che pare facciano tendenza. I fashion blogger. E i make up artist. E pure gli hair artist.
Ho guardato circa 900 tutorial. E dunque per far fronte a una scampagnata a Nuova Delhi, con 50 gradi all’ombra, l’outfit (si chiama così. Outfit.) deve essere di una magliettina con le maniche a 3/4, possibilmente scura. Perchè il nero fa tendenza e sfina. Pantaloni stretti, possibilmente a mezza gamba, tonalità pastello. Tacchi. Magari una zeppa non troppo alta, che fa sempre Portofino. Poi il trucco. Prendi 4 o 5 pennelli di diverse grandezze e dai avvio all’operazione di copertura delle imperfezioni. Poi quei 200 ombretti che servono a fare lo “Smokey Eyes” ovvero un trucco nero che, debitamente sfumato, ti fa sembrare Mila Kunis. Infine, cotonati un po’ i capelli, pettinateli e raccoglili in uno chignon.
Bene. Dopo essermi strizzata in un paio di pantaloni che non si tiravano su perchè stavo sudando come un muflone, sono rimasta incastrata in una magliettina che, sempre per il medesimo motivo, non voleva saperne di farmi passare le braccia. Sbuffando come un mantice, vado in bagno a truccarmi. Grondo sudore e non posso farmi la doccia di nuovo. Perchè ci ho messo 45 minuti a vestirmi e ora col cavolo che ce ne metto altrettanti per spogliarmi. Decido di tenermi le occhiaie e le imperfezioni perchè, a questo punto, per eliminarle forse ci vorrebbe una reincarnazione. Provo a farmi questo Smokey Eyes. Tuttavia, come tutte le persone di questo pianeta, ho solo un minuscolo pennellino. Inizio a passare un po’ di ombretto nero che fa la stessa resistenza del catrame. Poi seguo alla lettera quello che dice la make up artist “sfuma col pennellino”. Sfumo, sfumo, sfumo e talmente ho sfumato bene che sembro Jared Leto. Solo che, tra il caldo e lo sfregamento, ho due occhi pesti e ricordo un pesce palla. Lascio stare e mi inizio a pettinare. Dò avvio alla cotonatura dei capelli. E continuo a sudare. Poi li pettino. E continuo a sudare. Alla fine sembro Lory Del Santo nel suo pieno furore anni ’80.
Con uno sforzo micidiale, mi infilo delle zeppe che ho sempre portato con disinvoltura. Tuttavia la temperatura non proprio amichevole, mi ha gonfiato i piedi e dunque sembro un ibrido tra la sorellastra di Cenerentola e un canotto. Niente. Decido ugualmente di uscire.
Da 28 gradi passo a 45. Un’escursione termica di tutto rispetto. Con un look a metà tra un abbacchio prima del pranzo di Pasqua e Cindy Lauper scendo le scale (l’ascensore è rotto da 3 anni) e, al quarto gradino, pesto un geco già spiaccicato e rociolo rovinosamente per terra.
Torno a casa. Mi estirpo letteralmente da dosso i vestiti, dicendo parolacce in urdu e, visto che sono in un ritardo catastrofico, mi metto la tenuta da nonna Abelarda.

“Madame…hai gli occhi un po’ neri. Hai pianto?”
“No. E fatti gli affari tuoi”
“Ok Madame. Comunque ti sei messa i pantaloni al rovescio”

I fashion blogger. Emissari di Satana che cercano di esportare la democrazia dell’abbigliamento in posti dove la gente è felice così. Vestita a cazzo di cane.

Lady B.

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