Morti e feriti

Per motivi che non sto qui a spiegare, abbiamo lasciato perdere le lezioni di yoga a casa.
E non perchè avere una tizia aromatizzata all’aglio alle 6.50 del mattino davanti alla porta non fosse elettrizzante ma perchè abbiamo deciso di essere più rock.
Dunque adesso, con il solito consueto entusiasmo che ci fa esclamare con le lacrime agli occhi dalla disperazione “Ma perchè?”, seguiamo una lezione di gruppo. Sempre alle 7 del mattino, 3 volte alla settimana. Ma non a casa.

Il bello di fare yoga in gruppo è che ti rendi conto di non essere l’unica che sta per crepare di una morte dolorosa sul tappetino. E allora, facendoti scudo del mal comune, continui a fare i tuoi esercizi.

Inizialmente la lezione era condotta da un ciccione baffuto che, a discapito della pancia cosmica, era pure piuttosto flessibile. Il punto forte del ciccione era, manco a dirlo, la meditazione.
Venticinque minuti di meditazione alle 7 del mattino. Venticinque minuti sono troppi per qualsiasi cosa, tranne forse se stai comprando un paio di scarpe. Alle 7 del mattino, tutto questo meditare stesi a pancia all’aria ha determinato un’introspezione profonda. Talmente profonda che lo yogi del mio cuore a un certo punto ha iniziato a emettere un verso che, volgarmente, avremmo potuto definire “russare come una motosega”. In realtà era quasi certamente l’estroiezione di un pensiero remoto.

Alla terza lezione, il baffone non è potuto venire e, al suo posto, si è presentata un’energica signora. Tutti, tranne il baffone del mio cuore per solidarietà maschile e per affinità elettive con la meditazione, decidiamo di unirci in una fronda anti-panzone e pro-signora.

La quale ha subito tenuto a sottolineare che con lei si faceva sul serio, imponendoci una corsa a piedi nudi e 12 serie di saluto al sole.
Il saluto al sole, meglio conosciuto come Surya Namaskar, consiste in 12 posizioni yoga da fare in sequenza più o meno rapida. Nessuno lo dice, ma è uno strumento di tortura millenario con il quale vai a sollecitare dei muscoli di cui non conoscevi l’esistenza. E, comunque, alla fine ti rendi conto che non sempre l’ignoranza è un male.

Dunque 12 serie. Per un totale di 144 mosse. Alle 7 del mattino. Dopo aver fatto la corsetta della malora.
Io sono in ultima fila, il mio tappetino è proprio dietro a quello della mia metà migliore che si impegna molto, sudando altrettanto, e si produce in un suono sordo “Ooof! Oooooof!”
Alla posizione 8 della serie 11, rimane bloccato. La posizione 8, ovvero la posizione della montagna che, banalmente, ti costringe a stare con braccia e gambe messe in una posa innaturale mentre il tuo sedere ti spinge in avanti verso l’ignoto. Penso che se dovesse rimanere così per sempre, potrei utilizzarlo come piano di appoggio ma, sotto sotto, spero che torni ad assumere una postura eretta.
Mentre penso questo, il mio vicino di tappetino stramazza a terra maledicendo tutti. In particolare l’insegnante di yoga che continua a zompettare come una tarantolata.
Pian piano, quasi tutti i miei compagni cedono sotto il fuoco nemico del Surya Namaskar e io non sono da meno, perchè all’ennesima posizione del cobra sento che la mia schiena fa un suono sinistro che sembrerebbe indicare la via del CTO più vicino.

Sono le 8 e 30. La sala di yoga è un campo di battaglia. Gente che geme, gente che si massaggia la schiena, gente che non riesce a smettere di sudare. Nel mio piccolo, non si sa come, ho distrutto il tappetino che adesso perde palline di gomma blu e, quasi certamente, mi sono compromessa una rotula.
Ci alziamo più o meno zoppicando.
Tutti tranne uno. Un signore indiano 50enne che, piuttosto che completare il saluto al sole, si è steso sul tappetino e ha iniziato a dormire. Russando. Il pasionario della meditazione.

“Comunque a me questa non mi piace. Io rivoglio il baffone” dice la mia metà migliore che ancora gronda sudore ed è di uno strano colore lilla acceso. Posso dirgli che forse ha ragione, che la corsetta mi fa schifo e che mi fa male persino l’osso sacro a furia di piegarmi come uno star tac?
No, non posso. Anche perchè siamo arrivati a casa e in ogni caso domani non c’è lezione.

Lady B.

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