L’orrore corre sul pantaloncino

Sono rientrata in Italia per qualche tempo. Un mix di vacanze, impegni fallimentari con la burocrazia e riunioni familiari.
E anche solo l’idea di tornare nel mio Paese, patria dell’arte, della poesia, del buon gusto e della moda, mi metteva di buon umore.

Poi sono uscita a fare una passeggiata. E sono stata travolta dall’orrore. Un orrore che non conosce fascia di età ma che coinvolge tutta la popolazione femminile della penisola salvo qualche rara eccezione alla quale sono grata.

Non vorrei spendere nemmeno un minuto su quelle specie di ferri da stiro di plastica nera, a metà tra le ranocchiette per il mare anni ’80 e le zeppe più brutte della storia delle scarpe, ma purtroppo mi vedo costretta a farlo.
In primo luogo voglio che mi si spieghi perchè con 40 gradi e un tasso di umidità del 300%, dovete andare in giro con i piedi avvolti in uno strato di plastica manco stessimo parlando di un arrosto avvolto nel domopak. L’odore di sagra del lardo di colonnata che emanate si sente persino da qui.
In secondo luogo, il prossimo che mi viene a dire che quei mostri sono dei tacchi e, pertanto, sono meglio delle ballerine, viene preso a calci da qui a Civitavecchia.
In ultimo luogo, se non siete capaci di portare delle scarpe col tacco non trovate dei surrogati di questo tipo perchè al massimo assomigliate ai mutilatini del Don Orione. Con tutto il rispetto per i mutilatini.

Ma l’orrore non si ferma alla calzatura. Dalla calzatura sale e fa una sosta all’altezza dei pantaloncini. Cioè, al fantasma dei pantaloncini. Perchè dalla 60enne alla 12enne io ho visto indossare solo dei pezzetti di stoffa con delle sindacabili stampe a fiori che, francamente, potrebbero essere usati come indumento di emergenza per andare a buttare la monnezza sotto casa. Sperando, peraltro, di non incontrare nessuno.
E infine l’orrore giunge alla maglietta. Bianca, col collo a V, portata senza reggiseno, con sopra delle scritte da far venire l’ebola. Tipo “Siamo tutti belli ma mia mamma con me ha proprio esagerato”.
Non dirò nulla invece sulle unghie lunghe 20 centimetri dipinte di verde acido. Salvo che mi chiedo come sia possibile lavarsi la mattina avendo delle cesoie sulla punta delle dita.

Ricapitolando. Hai speso 50 euro per un paio di scarpe dentro cui stai facendo la panna, che ti stanno facendo venire delle vesciche che sembrano piaghe da decubito e che ti fanno camminare come un tirannosauro un minuto prima del meteorite. Ne hai spesi altri 50 per andare in giro con dei pantaloncini che nemmeno Madonna nei suoi peggiori incubi anni ’80 indosserebbe e mi stai mostrando delle tette mosce mascherate da una scritta di sindacabile veridicità.
All’appello mancano solo dei calzini bianchi di spugna, le sopracciglia disegnate e un tatuaggio sgrammaticato che probabilmente c’è ma che quei pochi centimetri di stoffa che hai indosso, tengono ancora ben nascosto.

Ecco. Io capisco bene la questione della “libertà personale” ma quando vedo tutto questo mi viene da pensare che deve esistere un altro luogo dove fa confluire tutta questa debordante idiozia.

Lady B.

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