Quicksand.

Io li ho sempre presi per il culo quelli che muore un personaggio famoso e iniziano a pubblicare necrologi strappalacrime manco fosse un parente loro. Veramente. Massimo disprezzo per il necrotweet e compagnia cantando.

Però certo pure tu eh. Insomma, io ci ho messo circa sei anni a passare sul fatto che non ci saremmo mai potuti sposare. Avevo 14 anni quando quella stronza della mia compagna di banco mi ha fatto notare che c’era una certa differenza di età e che ascoltare h 24 “Life on Mars” non avrebbe cambiato niente, proprio niente. La gente sa essere veramente ingiusta alle volte.
E allora vabbè, niente matrimonio però era stabilito che tu continuassi a comporre la colonna sonora della mia vita. Questo era un patto.
E sei stato bravo perchè ci sei riuscito.

Ti ricordi quando a 27 anni avevo deciso di chiudermi in un monastero di clausura e di buttare la chiave perchè faceva tutto schifo, gli uomini facevano schifo (uno in particolare), la Nutella faceva ingrassare ma soprattutto passavano in radio un motivetto che non significava un cazzo mezzo in portoghese mezzo in una lingua che boh, poteva essere pure urdu? Continuamente lo passavano, Dio che nervi. E in quel momento sei tornato da Marte per rimettermi nelle orecchie un brano che metteva di nuovo tutto sotto la luce giusta.
Rock and Roll Suicide. Un brano che parlava di me e sicuro era scritto per me. Che andava ascoltato almeno 20 volte al giorno, specie di notte quando i fantasmi di un passato che non se ne voleva andare mi infilavano le dita in cicatrici che non si rimarginavano.

E poi c’è stata Five Years. Il momento della fase ascendente. Quando i tasselli di questo mosaico strano che è la mia vita hanno iniziato ad andare tutti al posto giusto. Quanto mi fa piangere Five Years. Soprattutto adesso che la mia vita è a posto, che il monastero di clausura non è più preso in considerazione, ora che la Nutella non fa ingrassare se la bilancia è in un’altra stanza e ora che gli uomini non fanno più schifo. Soprattutto uno.

Cioè io l’avevo ascoltata Lazarus. E sto fatto del paradiso, del bluebird, della blackstar un po’ mi aveva fatto rosicare, te lo dico. Mi sembrava che avessi tirato i remi in barca e avessi deciso di non fare più colonne sonore per me. Sarebbe stato tradire il nostro patto e, passi per il matrimonio saltato, ma questo proprio no.

Poi mi alzo, che già è lunedì, apro il Telegraph e leggo qualcosa che non capisco. David Bowie è morto. Morto?
Bugiardi sti giornalisti, io gli farei restituire il tesserino. O bugiardi o incompetenti perchè lo sanno tutti. David Bowie non muore, al massimo torna su Marte.

E allora, Duca, buon viaggio. Ti perdono anche questa volta. Ma stavolta la colonna sonora sarà Quicksand.

Lady -Stardust- B.

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