Diari Birmani. Parte prima.

Il bello di vivere in India è che quando vuoi puoi scappare ancora un po’ più in là, ancora un po’ più in Asia, e non sarà mai troppo lontano.
“Dove andiamo?”
“Birmania?”IMG_7795
E Birmania sia.
Però la Birmania non si può raccontare in un giorno solo perchè è complicata, poetica, delicata anche se a tratti molto dura. Per raccontare la Birmania, bisogna fare un piccolo diario. E questa è solo la prima pagina.

Però partiamo dalla fine. Dalle sensazioni che questo Paese lascia nel palato e da qualche altra parte, in quel punto che sta tra cuore, cervello e polmoni.

La Birmania è un Paese bellissimo, fatto di gente bellissima. E’ un Paese che riesce, con malinconica grazia, a insegnarti il valore delle radici; insegna che l’essenza di tutto sta nell’intensità di come vivi, ti insegna che un sorriso e un saluto sono come il caffè: si offrono ma non si regalano. Ti ricorda che i piedi abbronzati in un paio di infradito a gennaio sono un dono, che svegliarsi la mattina felici è un miracolo e che svegliarsi in due la mattina con una felicità che sconfina nella gioia è una magia.
Ti insegna che nella tua valigia c’è un sacco di spazio. C’è spazio per un dragone di legno, per un gong di metallo e per tre o quattro scatoline di lacca. C’è spazio per le conchiglie raccolte in riva al mare una mattina in cui la spiaggia era deserta e potevi sentire i battiti del tuo cuore. C’è spazio per una pallina di Natale che ti hanno dato in un ristorante perso nella confusione di YanIMG_8097gon.
Ma soprattutto c’è spazio per i ricordi. Per quei ricordi che sanno di salsedine, di spezie, di fiori di loto, di schizzi d’acqua. Per quei ricordi che raccontano di baci rubati al tramonto o sotto un cielo talmente pieno di stelle che potrebbe caderti in testa ma che non cade mai. Per quei ricordi che non fanno rumore e che ti rendono una persona più piena.

E allora, Mingalabar! Che significa “Ciao!”, viaggiate un po’ con me per le strade polverose in macchine scalcagnate, su aerei minuscoli in cerca di una spiaggia, con canoe di legno tra i fiori di loto di un lago incantato.

Lady B.

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3 responses to “Diari Birmani. Parte prima.

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