Diari Birmani. Un ponte di diamanti

Aeroporto di Yangon, orario imprecisato. Mattina presto comunque.
Il viaggio è andato liscio visto che ho pensato solo sei o sette volte che saremmo morti. La media generalmente è più alta, circa venti volte per un volo di quattro ore. E questo è un dato conclusivo che ci racconta tutto sulla mia passione per gli aerei.
L’aeroporto di Yangon è un caos. Saranno le sette del mattino ma c’è un viavai come se fossero le undici. C’è anche uno che va in giro con una gabbia piena di polli ma siamo stanchi e, dopo due anni di India, di sicuro non è un pollo in aeroporto a stupirci.

“Secondo te la guida è venuta a prenderci?”
“No. Dopo che gli abbiamo fatto il bonifico non ci hanno mai più risposto alle mail. Sicuro ci hanno rubato tutti i soldi e rimarremo bloccati a Yangon”

E questo è l’ottimismo che ci pervade.

Invece la guida c’è ed è in orario. Anzi: c’è, è in orario ed è pure sorridente. Solo, penso, poteva pure vestirsi visto che al posto dei pantaloni indossa una specie di pareo a quadretti. Amplio un po’ il mio orizzonte visivo e noto che comunque tutti gli uomini indossano questo pareo a quadretti. Quindi mi chiudo in un riservato silenzio rimuginando su questa strana abitudine.

IMG_7785Ci salutiamo con calore e, la guida, un signore magro magro ha un nome impronunciabile però ci dice che possiamo chiamarlo Wyn.
Wyn è simpatico e parla tantissimo. Noi invece siamo stralunati e vorremmo solo dormire. La mia metà migliore, per sottolineare meglio il concetto, appena si siede in macchina raggiunge uno stato di morte apparente e comincia a russare di gran lena. Ma Wyn non si dà per vinto, tanto ci sono comunque io. Che sono sveglia almeno credo.
Fatte un po’ di chiacchiere preliminari, sento l’urgenza di fare una domanda.

“Wyn, perchè andate tutti in giro in pareo?”
“Non è un pareo. E’ il Longyi. E’ il nostro abito tradizionale. Quando lo metti con la camicia, è la versione elegante.”

Mh, perfetto. Ho subito fatto il primo figurone del viaggio ma Wyn non gli dà peso perchè è impegnato a sciorinare una valanga di dati sull’orografia del Paese. Improvvisamente tace per qualche istante. Lo osservo con faccia colpevole nel timore di essermi persa una domanda e invece fa uno sguardo complice.

“Sai, la Birmania è il Paese dei ponti di diamanti. Ne vedrai molti scintillare in giro per Yangon”

Penso che sia pazzo. Io ho visto solo costruzioni un po’ diroccate e moltissimi cantieri di futuri palazzoni che probabilmente devasteranno la città. Però non dico nulla fino a quando non mi si accendIMG_7784e una lampadina.

Si, perchè la Birmania non ha una storia facile. Non che io ne sappia a pacchi però che fino a qualche settimana prima ci fosse la dittatura dei generali, questo si, lo sapevo. Quindi immagino che si tratti di storie di corruzione. Non sono convinta che Wyn mi dirà altro e non voglio metterlo in difficoltà, quindi gli sorrido.
E lui mi indica un ponte costruito per metà nel bel mezzo della strada.
“Vedi? Questo è un ponte di diamanti. Quello che i nostri generali hanno voluto regalarci. Sono arrivati degli investimenti dall’estero per le infrastrutture ma hanno deciso che i soldi stavano meglio al dito delle loro mogli, quindi hanno comprato i diamanti e tanti saluti al ponte. Hai capito?”
Si, ho capito.

“Sai, io ora mi posso permettere di parlare così perchè non ci spiano più, ora sta arrivando la democrazia. Tra poco salirà al potere Aung San Suu Kyi e la Birmania diventerà finalmente un paese libero. E voi forse siete arrivati in tempo perchè tra qualche anno tutto questo non ci sarà più.”
“Ed è una cosa buona?” chiedo
“Ancora non lo so. E’ buono che saremo meno poveri, non è buono che perderemo le nostre tradizioni nel fiume in piena della globalizzazione. La vita è così, ci sono dei compromessi”

Già, dei compromessi. E mentre penso a quello che mi ha detto Wyn, sento che la stanchezza è scomparsa e dò uno scossone alla mia metà ronfante. Abbiamo pochi giorni a disposizione per scoprire un mondo che nemmeno lontanamente pensavamo esistesse.
Un mondo in cui la gente ti sorride e agita calorosamente una mano perchè riconosce in te il suo sè.

Lady B.

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