Diari Birmani. Un treno carico di prugne

Della Birmania impariamo subito un’altra cosa. Non si può dormire fino a tardi.
La cosa fastidiosa è che lo impariamo il primo gennaio, ovvero subito dopo i bagordi di capodanno.
E se vi state chiedendo che tipo di bagordi uno può dover smaltire a Yangon, beh vi assicuro che qualcosa da fare si trova anche lì.

A Wyn questo non interessa per cui il primo gennaio ci viene a prendere alle 9. Avrebbe voluto che fossimo pronti alle 8.30 veramente ma gli abbiamo fatto notare che, bello tutto, però noi stavamo in vacanza e in vacanza le 8.30 del mattino del giorno dopo capodanno non esistono.

IMG_7841Comunque alle 9 siamo per strada e ci rechiamo alla stazione.

“Oh. Quanto parla questo. Io non voglio più aprire bocca.” afferma perentorio qualcuno che non sono io. Per cui mi ritrovo a fare conversazione con Wyn che mi continua a sciorinare dei dati, questa volta sulle temperature che caratterizzano la Birmania da nord a sud.
“Questo è un buon momento per visitare Yangon, ci sono solo 30 gradi”
In ogni caso la temperatura percepita in macchina è -10 perchè l’aria condizionata è settata su “Artico”.
Così, quando ci ritroviamo a scendere dalla macchina, ci prende uno shock termico e rischiamo di stramazzare al suolo.

“Oggi vi farò vedere una Birmania non turistica. Niente pagode, niente templi. Oggi prendiamo la circolare, usciamo da Yangon e andiamo a un mercato che si trova vicino alla stazione.”

La circolare di Yangon, che esce da Yangon, fa un percorso simile a quello del raccordo a Roma per quanto non saprei proprio dire quanti chilometri siano. Per fare un giro completo ci vogliono più di tre ore e noi ne faremo solo metà.

Ci accomodiamo in una carrozza di seconda classe. Non c’è moltissima gente e tutti sono impegnati a fare qualcosa. Quello davanti a me è impegnato in un’attività di carotaggio nella sua narice destra e anche se vorrei non osservare proprio non riesco a farne a meno. A lui non frega niente comunque.

Quello accanto al capostazione della mia vita invece è tatuato fino alla punta dei capelli. Wyn ci spiega che in Birmania, almeno fino a poco tempo fa, i tatuaggi avevano un significato ben preciso e la maggior parte degli uomini si tatuavano delle grosse tigri all’altezza del cuore.
Questo perchè, quando si sentivano stanchi, deboli o impauriti, picchiavano col pugno all’altezza del tatuaggio, cacciavano un urlaccio e aspettavano che lo spirito della tigre gli infondesse coraggio. Un bel significato anche se io non riesco a immaginarmi il mio vicino che si leva il dito dal naso per prendersi a pugni. Oggi le cose sono cambiate e la gente, dice Wyn, si tatua qualunque sciocchezza. Non approva, mi pare di capire.

Dopo una mezz’oretta, sento una puzza atomica. Ormai classifico le puzze in base al posto in cui mi trovo. C’è la puzza del quartiere dove vivo a Delhi che, in base alla stagione, varia da legno bruciato a fogna intasata; c’è la puzza del mercato dove vado a comprare la frutta che, per l’appunto, puzza di mercato e di mucche; c’è la puzza di Old Delhi che solo chi ci è stato può capire cosa sia.

Questa che sento ora però è una puzza nuova. Orribile. Non viene da fuori. E’ proprio qualcosa che sta sul treno. Un misto tra un odore dolciastro di lassativo e di marcio. Mi sento come un cane da tartufo. Annuso e mi sento infinitamente triste anche perchè, in breve tempo, la puzza si fa più intensa. La mia metà migliore ha la faccia completamente sprofondata in una sciarpetta. Le sopracciglia inarcate e un’espressione da Oscar. So che vorrebbe lanciarsi dal treno in corsa.
“Sentite che profumo?” dice Wyn
Nessuno risponde.
“Questo è l’odore delle prugne cotte speziate! Nessun birmano potrebbe resistere!”

Tempo un nanosecondo arriva una signora con un sediletto di plastica, un braciere, e un pentolone demoniaco dove sobbollono queste prugne. Che puzzano in un modo inverecondo. Tutto il nostro scompartimento è entusiasta e tutti se ne prendono un bicchierino.
Ci sono 32 gradi e quella specie di poltiglia fumante e maleodorante mi fa quasi rimpiangere il treno per Latina di Trenitalia. E’ un pensiero che respingo subito. Niente mi fa rimpiangere l’Intercity per Latina ora che ci penso. Manco le prugne cotte birmane. Mi trovo a riflettere che in fondo sia tutto relativo, pure il senso dell’olfatto. Magari Wyn trova nauseabondo l’odore della pizzaIMG_7863

Per fortuna arriviamo alla nostra destinazione. Wyn ci fa segno di scendere e noi praticamente ruzzoliamo giù da un treno che non sembrerebbe completamente fermo.

Fuori uno spettacolo da primo 900. Il mercato non è vicino alla stazione. Il mercato è sui binari. Ed è immenso. E puzza in un modo che mi fa sentire nostalgia delle prugne cotte.
Tuttavia è uno spettacolo ipnotico, con queste donne cariche di ceste, con questi uomini con i cappelli a punta e con questi nugoli di bambini festanti.
E’ un’esperienza surreale che non potremo dimenticare ed è anche un‘altra storia.

Lady B.

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