Diari Birmani. Il ritiro bagagli.

Per spostarsi in Birmania c’è un unico modo. L’aereo. O meglio un micro aereo con delle micro eliche talmente piccolo che, per raggiungere il posto assegnato, si prende più volte a testate tutte le cappelliere. Io sono sicura che moriremo, non fosse altro perchè la nostra compagnia si chiama Air Cambogia e ha un logo tremendo. Si, per quello che mi riguarda se il logo della compagnia aerea non ispira fiducia è indice di future catastrofi.
Il capitano della mia vita mi guarda e non dice nulla ma tanto io so che quello sguardo significa “non rompere, eh”. Quindi mi rassegno. In fondo è solo un’ora di volo.
Se non fossi concentrata sull’idea di morte imminente, potrei persino apprezzare il paesaggio. La Birmania è bella pure dall’alto. Si sorvolano laghi, si sorvolano fiumi e si vedono un sacco di pagode abbarbicate sulle montagne. Purtroppo, secondo i miei calcoli, essendo in volo, non dovremmo vedere alcuna pagoda e soprattutto non dovrei vedere alcun omino che uscendo dalla pagoda fa ciaociao con la mano.

“Siamo troppo bassi. Ci stiamo schiantando contro una montagna.”
“E che palle che sei”

Così chiudiamo una discussione e io sono molto triste al pensiero che le ultime parole che mi siano state rivolte siano un “eccheppalle”.

Mi rincuoro solo quando passa uno steward che offre delle orribili caramelle alla fragola. Se ti offrono delle caramelle forse non stai precipitando, quindi le accetto con gratitudine.IMG_7987

In un modo o nell’altro arriviamo sani e salvi, dobbiamo solo recuperare le valigie.

“Madame, non buttare la carta di imbarco fino a quando non ti sarà consegnato il bagaglio”

L’aeroporto di Bagan, la città in cui staremo un paio di giorni, è minuscolo. Ci caricano su un pulmino scalcagnato e senza vetri ai finestrini e facciamo 4 metri. Poi ci mollano davanti a un piccolo ingresso che si apre su una specie di anticamera dell’aeroporto vero e proprio.

“Che dobbiamo fare qui?” chiedo a un addetto dell’aeroporto.
“Ora vi portano i bagagli” mi sento rispondere.

Non faccio in tempo a interrogarmi sul senso di questa frase che vedo comparire all’orizzonte 4 omini secchi secchi che spingono dei carretti su cui, generalmente, vedo trasportare la frutta al mercato. Stavolta però ci sono i nostri bagagli.

La prima reazione è quella di stupore. Poi però voglio dare l’impressione di essere una che ne ha viste molte, quindi faccio l’indifferente e fischietto. E’ una farsa che dura poco perchè, tempo un nanosecondo, travolgo lo steward del mio cuore con uno tsunami di parole.
“Oh! Ma hai visto?! Ce li consegnano a mano!” e simili.

In realtà quello che ci chiediamo è come faranno a individuare il proprietario di ciascuna valigia. Ma tanto la risposta arriva subito perchè inizia una specie di Bingo del Bagaglio.
I quattro omini si mettono in fila e, tenendo i passeggeri a debita distanza, iniziano a urlare dei numeri.

Cazzo! Stanno chiamando i codici sulla carta di imbarco. E dov’è la nostra?
Merda. Merda. L’ho buttata! O forse ce l’ho in borsa insieme a altri dodicimila pezzi di carta che si sono accumulati nel corso degli anni.
Sudo. Oddio quanto sudo. Ci sono 30 gradi e io sono coperta come un pastore kashmiro perchè in aereo faceva un freddo becco.

“L’hai trovata?”

No che non l’ho trovata, altrimenti non starei ravanando nella borsa come una cornacchia nella monnezza. Voglio spararmi. L’omino sta chiamando il codice della nostra valigia e la carta di imbarco non c’è. E se rimarremo in mutande per i prossimi sarà solo colpa mia. Sudorazione fuori controllo, il maglione che mi cade, la sciarpa è diventata un ricettacolo di polvere e ormai la mia testa si è incastrata nella borsa.

“Andiamo?”

Dove? dove andiamo senza bagagli?
Poi alzo la testa e vedo che il mio sorridente compagno, fresco come una rosa, ha le nostre valigie.

“Come hai fatto?”
“Gliele ho chieste e me le hanno consegnate”

Ah.

Usciamo dall’aeroporto e attendiamo la guida. Per darmi un tono, mi metto le mani in tasca dove, ovviamente, trovo piegata con cura la carta di imbarco.

Per fortuna Bagan, con i suoi 3000 templi, è strabiliante e lascia senza fiato.
E quindi mi dimentico di Air Cambogia, delle montagne troppo vicine, della carta di imbarco e soprattutto che fra due giorni questo dramma si ripeterà dal principio.

Lady B.

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