Giovedì nero.

“Non è colpa nostra. E’ colpa vostra!”
“Sei pazzo? E’ colpa proprio vostra che non sapete le cose!”
“Ah, noi non sappiamo le cose? Allora chi ha sistemato questo in questa maniera?”
“Certo non noi!”
“Infatti. Avreste dovuto farlo proprio voi. Quindi è colpa vostra.”
“Siete dei disonesti. Per questo il mondo va a rotoli. Perchè nessuno si assume le proprie responsabilità.”
“Beh? Che vorresti dire? E allora vogliamo parlare delle persone che muoiono di freddo per strada? Di chi è la responsabilità?”
“Certo che hai una bella faccia tosta eh? E comunque guarda, io ora stacco tutto e sono fatti vostri!”
“E stacca, stacca. Tanto qua non funziona niente.”

Urla miste in dissolvenza.

E no, non è un comizio politico nè una campagna elettorale.
E’ l’elettricista che litiga con uno della compagnia elettrica.

E se vi stesse domandando come mai io stia ascoltando tutto ciò, la risposta è perchè tutto ciò viene discusso in casa mia. Una breve storia triste dai contorni un po’ retrò: bollette non pagate perchè mai arrivate, minacce della compagnia elettrica di staccare la corrente, corrente che per partito preso si stacca da sola mandando a ramengo tutto l’impianto appena fatto sistemare, scoperta del tentativo di fregarci da parte della compagnia elettrica che ha pompato a dismisura le nostre bollette.

E se vi stesse chiedendo quale sia la mia posizione a riguardo la risposta è la seguente.
Mi sto fingendo morta in attesa che se ne vadano tutti e io possa continuare a surgelarmi le chiappe in santa pace.

Perchè tanto, con buona pace dell’elettricista del mio cuore che protesta al telefono tenendosi a debita distanza da questo manicomio, le cose si aggiusteranno da sole. E non grazie all’aiuto di quattro elettricisti che contemporaneamente tirano cavi, un autista, una cuoca, un venditore di tovaglie e il solito maledetto artista del bambù che, dopo un anno e mezzo, ancora non ha capito che io odio i sediletti di bambù intrecciati e tenta di rifilarmeli ogni volta che c’è in atto una crisi domestica.

Lady B.
(Un grazie particolare a Chander, il marito di Arti, che ha trovato l’unica presa funzionante nel luogo dove io mi ero nascosta e copre le urla di tutti usando a tutta mazzetta l’aspirapolvere. In terrazzo.)

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