Giornate affumicate

Ci sono alcune giornate che odorano di bruciato.

E sono quelle giornate in cui devi lavorare al pc e visto che lo sai ti sistemi in modo tale da non essere disturbata da nessuno e in modo tale da avere la certezza che non ti alzerai mai dalla tua sedia e terrai gli occhi incollati al monitor. Quelle giornate in cui vuoi alzare il livello della produttività.

Visto che il livello di produttività senza caffè non si alza, vai a farti una bella moka. Hai anche le cialde ma in fondo vuoi proprio fare il gesto di metterti su un bel caffè.
Una moka da uno, tanto non aspetti ospiti.

Mentre attendi che l’aroma di caffè si diffonda per tutta casa, succede qualcosa. Già perchè ti comporti come se fossi in Italia ma, in effetti, sei pur sempre in India.
Dunque salta la corrente. Ma che m’importa, pensi. Tanto ho il generatore, ovvero una specie di cassapancone rumorosissimo ubicato in garage. Appena c’è un black out (quindi 5 o 6 volte al giorno) si attiva e ti fornisce elettricità grazie a un sistema di cui vuoi ignorare il funzionamento.
Però stavolta sto generatore sembrerebbe non funzionare. Strano, pensi. Che faccio? Ti chiedi.
Potrei scendere e vedere con il portiere se riusciamo a farlo ripartire. In realtà non è solo un’alternativa: è l’unica strada percorribile poichè senza elettricità il computer non funziona. E tu, come ben sai, devi lavorare e ti devi sbrigare pure.

“Ehi bhai!” che poi significa “ehi fratello!” e il portiere lo chiami così un po’ perchè in India è normale darsi del fratello, un po’ perchè continui a non capire come diavolo faccia di nome.
“Ciao madame!”
“Bhai, il generatore non funziona!”
“Eh, Madame. Questo è un problema”
“Si…che facciamo?”
“Niente. E’ rotto.”

Tu vorresti dire “bhai ma che minchia stai dicendo?” ma in realtà emetti solo un rantolo soffocato perchè un generatore rotto é solo fonte di calamità. Già ti immagini lo scenario da incubo tra un mese, quando ci saranno i soliti piacevolissimi 30 gradi, e tu sarai senza corrente immersa nelle tue lacrime bollenti perchè quella stupida aria condizionata ha il brutto vizio di lavorare solo con l’elettricità.
“Bhai. Dobbiamo fare qualcosa! Io devo lavorare, mi serve la luce!”
“Madame, o fai una pooja o chiami l’assistenza…”
“La pooja la facciamo tra un po’…io chiamo l’assistenza, però ci parli tu.”
“Faccio quello arrabbiato?”
“Si. Il più arrabbiato che puoi. Poi passalo a me che mi metto a urlare come una scimmia. Così si sbrigano a venire”
“Brava Madame. Hai capito come funzionano le cose.”

L’assistenza arriva dopo mezz’ora. Il black out persiste e il generatore non vuole saperne di funzionare.

“Certo Madame, voi siete un po’ sfortunati con la corrente eh…”
“Puoi giurarci bhai.”
“Toh. Del fumo nero esce dalle finestre di casa tua…”
“Che cazzo dici bhai??”

Alzi lo sguardo e vedi del fumo denso e nero uscire da una finestra. Merda. Si sarà fuso il quadro elettrico come minimo! Devi salvare i gatti!! Corri per le scale, apri la porta e una cortina di fumo nero, denso e altamente tossico ti accoglie festosa. Insieme ai gatti che sono un po’ storditi.
La luce non torna ma a te si accende una lampadina in testa. Non è il quadro elettrico. E’ la tua stramaledetta moka da uno che sta raggiungendo il punto di fusione perchè sarà almeno un’ora che l’hai lasciata lì, sul fuoco.
La cucina sembra l’Ilva, la caffettiera il reattore di Chernobyl. Tutto ciò che si trova nei paraggi ricorda Bhopal dopo il 1984.

Mentre cerchi di far uscire il fumo, spalancando tutto e pregando che arrivi un vento fortissimo che non arriverà, torna la corrente.
I ventilatori si accendono, il pc si rimette in attività e l’omino dell’assistenza ti dice che lui non ha fatto niente e che “madame hai una crosta di plastica nera in mezzo alla fronte” “Oh, si deve essere un pezzo di caffettiera rovente”.
Insomma, lui se ne va; tu ti levi la plastica rovente dalla fronte che adesso ti ha lasciato un bel macchione rosso probabilmente permanente. In fondo sei contenta: sembri Gorbacev che è sempre stato fonte di ispirazione e puoi metterti a lavorare. In ritardo.

Si, ci sono alcune giornate che odorano di bruciato e la mia non era affatto una metafora.

Lady B.

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4 responses to “Giornate affumicate

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