La stagione premonsonica

“Io comunque non ce la faccio più. Da domani andiamo a dormire in albergo. Dobbiamo sterminarle” mi sibila in un orecchio alle 6 del mattino la mia metà migliore. E detto questo si chiude in bagno.

E, no, per quanto ci stiamo drogando di programmi sui serial killer più pericolosi della storia (grazie Netflix), non stiamo pianificando una strage.

Sono circa tre settimane che a casa nostra non si dorme.

Il problema è che siamo entrati nella stagione pre monsonica.
La stagione pre monsonica è un periodo assolutamente infelice durante il quale il subcontinente indiano arriva a delle temperature che fanno sciogliere l’asfalto per strada e i neuroni nel cervello. Durante la stagione pre monsonica non esiste escursione termica: se ci sono 46 gradi di giorno, di notte ce ne saranno 40. Se ogni tanto dovesse arrivare un refolo di vento, non preoccupatevi. E’ un vento bollente, che al massimo ti fa pensare ad un enorme phon acceso dentro una sauna che va a tutta manetta.
Durante la stagione pre monsonica, siamo tutti un po’ più nervosi e se dovesse saltare la corrente e si dovesse rimanere senza aria condizionata, l’unica soluzione è piangere. Anche se poi le lacrime evaporano creando condensa e, quindi, umidità.
Durante la stagione pre monsonica, arrivano le zanzare.
Non un paio di zanzare. Arriva una cavalcata delle valchirie di zanzare.

Questo mucchio selvaggio di bestie inutili rimane nascosto durante tutto il giorno e si attiva la notte.
Al mattino, il letto è un campo di battaglia. Zanzare spiaccicate sulle lenzuola, sulle fronti degli abitanti della casa, sui muri che da bianchi diventano a pois rosso acceso. Le notti sono un inferno.

E se state per obiettare una cosa tipo “mettetevi l’autan” vi informo che loro se ne fanno la birra dell’autan.

Quindi lo sterminatore della mia vita, prima di chiudersi in bagno, si è limitato a esprimere un certo disappunto churchilliano in direzione delle zanzare.
Io rimango a letto ancora un po’, nel tentativo di smetterla di imprecare poichè un esponente della razza mi è entrata nel naso e mi ha punto. Così, se già prima avevo un profilo greco, ora ho un profilo imperiale.

Quando esce dal bagno, la mia metà migliore è stranamente sereno. Sorride. Sospetto che si sia sniffato uno zampirone ma rimango in silenzio.

“Sai” mi dice ad un certo punto “Noi non dovremmo lamentarci perchè in fondo c’è chi sta peggio”

Oddio. Una deriva new age.

Poi mi allunga il cellulare e mi fa leggere un messaggio di un suo amico dislocato da qualche parte in Africa.

“Stanotte mi è entrato uno sciacallo a casa che ha inseguito e sbranato due marmotte”. Segue immagine che sembra un fotogramma di un film di Stephen King.

Ci beviamo il caffè.
“Vabbè comunque qui non si sta così male…”
“No, infatti.”
Lo accompagno alla porta, lo bacio e poi corro in cucina ad uccidere un enorme bacarozzo che sta uscendo dallo scarico del lavandino.
No, qui non si sta così male ma la stagione pre monsonica fa schifo lo stesso.

Lady B.

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