Il veterinario

Vi avverto. Questa è una storia per stomaci forti. E anche il linguaggio si adeguerà di conseguenza, per amore del realismo.

Sono dovuta andare dal veterinario e, fin qui, non ci sono grandi novità. Vorrei solo dire, tuttavia, che il mio veterinario non si trova a Delhi e nemmeno nei dintorni di Delhi. Per praticità, e per questioni che non starò qui a spiegare, il mio veterinario si trova in un altro Stato. Come se vivessi in Italia e decidessi di andare a portare a vaccinare i gatti a Lugano. Con me c’era la piccola Goa, la new entry di casa, meglio conosciuta come Satanella per via di alcune inclinazioni caratteriali demoniache.

Dopo circa due ore e mezzo di macchina, con Satanella che ogni quattro minuti emetteva un vocalizzo diverso nel tentativo di provocarmi una sordità permanente, arriviamo dal veterinario. Visita di controllo, prelievo di sangue, strisciata di carta di credito e arrivederci.
Ci rimettiamo in macchina, in direzione Delhi. Durante l’ora di punta.

“Madame” esordisce Satish, l’autista, ormai completamente rincoglionito dalle proteste della dolce gattina del demonio “Sta per venire giù un sacco di pioggia”
“Bene! Così farà meno caldo!”
“Madame…sei matta? Con il monsone e l’ora di punta non arriveremo mai a casa”
Ogni tanto mi stupisco di quanto io possa essere disastrosamente naïve.
Ci mettiamo l’animo in pace e ci rassegniamo al traffico.
Tutti tranne Goa che, evidentemente amareggiata per la condizione che la vedeva chiusa nel trasportino, continuava a ululare manco fosse un lupo mannaro.

Dopo ore, arriviamo nel vialetto di casa e qui, ahimè, dovete perdonare la deriva trash di questo racconto.

A esattamente 20 metri dal portone, Goa tace.
Mi affaccio in direzione del trasportino, tante volte fosse morta. E’ seduta e mi guarda con una truce aria di sfida.
Mi guarda, la guardo. Nel silenzio. Non si sente nemmeno la radio e anche Satish non dice una parola.
Ci avviciniamo sempre di più al vialetto.
Mi fissa. Faccio per chiamarla “Goa? Gattina?” e lei fa uno scureggione atomico, una roba che nemmeno nei più squallidi cinepanettoni, al quale poi chiaramente segue la produzione della cacca più maleodorante del creato.
Satish sobbalza e si gira.
“Madame! Ho capito che hai mal di pancia ma siamo quasi arrivati!”
“Satish! Ma ti pare che mi metto a scureggiare in macchina??”
“E allora chi è stato?”
“E’ stato il gatto!”
“Certo, il gatto…”
“Satish…il gatto ha fatto la cacca”
“Oh.” silenzio
E poi ancora “Oh.”
“Dentro la macchina?”
“Si…”
“Oh. Sir sarà molto contento”
“Molto.”

Esco dalla macchina prendendo il trasportino con dentro un gatto che ormai si rotolava in ciò che aveva prodotto e, snocciolando un rosario di parolacce, salgo per le scale.

Mi apre la porta la mia metà migliore. Ha una camicia bianca di lino, si vede lontano un miglio che profuma di pulito. E’ bellissimo. Io, per contro, sto sudando come un bufalo, ho tutti i capelli appiccicati in testa e reco in dono una specie di arma chimica vivente.
Si avvicina sorridendo, per darmi un bacio.
“Ciao am….ehi, un momento…ma puzzi di mer…”

E così calò il sipario su una giornata che, lungi dall’essere memorabile, aveva l’odore del trasportino di Goa.

Lady B.
PS: Stamattina alle 9 Satish mi ha chiamato. Sghignazzava. Voleva sapere come stesse il gatto.

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