Ghazipur senz’acca

“Ma perchè lo fai?”

No, non è Masini e nessuno mi sta chiedendo se mi drogo. E’ la mia metà migliore che, mentre si fa il nodo alla cravatta, vuole sapere perchè, con 50 gradi e il 90% di umidità, io abbia deciso di andare al confine con l’Uttar Pradesh.

“Perchè mi hanno detto che c’è il mercato dei fiori più grande dell’India, in un posto che si chiama Ghazipur. E’ solo a una mezz’ora di macchina da qui!”

“Lo sai che non sarà mai mezz’ora di macchina ma almeno 3 ore. Tu devi avere qualcosa nel cervello che funziona solo per metà”

Sentenzia, ma tanto io ho già deciso. Lo mollerò in ufficio e con Satish, l’autista, andrò a cercare questo posto e già so che sarà un posto meraviglioso perchè tutto ciò che ha a che vedere coi fiori non può che essere bello.

Attuata la prima parte del programma, ovvero scaricare davanti all’ufficio la mia metà migliore tutta inamidata e profumata, mi lego in testa il foulard a mo’ di turbante e do’ a Satish tutte le indicazioni.

Mi guarda un po’ di sbieco e mette in moto.

Non c’è molto traffico, a parte un cammello che si è seduto nel bel mezzo di un incrocio e sta creando qualche dubbio sulle precedenze, e in poco meno di 45 minuti siamo quasi lì.

“Satish, lo conosci questo posto?”
“Certo Madame, è il mercato che rifornisce tutti i ristoranti della città”

Ristoranti? Ma non si vendevano fiori? Mi chiedo. E vorrei chiederlo pure a lui, se non fosse che mi prende in contropiede.

“Madame, ma ti sei portata la mascherina anti puzza?”
“No… Perchè?”

Non dice nulla ma, muovendo il braccio di 180 gradi, mi indica un’enorme montagnona nera dalla quale, in alcuni punti, esce del fumo denso.

“Ma che è sta roba? La casa di Sauron?”
“Chi è questo Mister Sauron? Spero non viva lì davvero…”

Memo per me. Satish non ha senso dell’umorismo.

“Lascia perdere Satish…cos’è sta roba?”
“E’ la discarica più grande dell’Uttar Pradesh Madame!”

E mentre lo dice, passiamo sotto quest’enorme e altissimo Appennino fatto di monnezza. Che, peraltro, ha un odore nauseabondo perchè, già l’immondizia non è nota per odorare di fiorellini di campo, ci sono 50 gradi ed è la festa della fermentazione e del vibrione.

Inizio a imprecare.
Penso a De Andrè, al suo letame che faceva nascere i fiori…mi pare che la cosa non si applichi a questo caso.

Parcheggiamo e scendiamo.

“Madame. Tu mi fai sempre andare in posti schifosi.”
“Satish…ma i fiori?? Dove stanno i fiori?”
“Madame, qui non ci sono fiori. Solo cipolle, aglio, patate e polli”

Non capisco.

“Ma scusa…non siamo a Ghazipur, il posto con il mercato dei fiori?”
“No Madame. Noi siamo a Gazipur, senz’acca. A Ghazipur con l’acca ci stanno i fiori, a Gazipur senza’acca ci sta la discarica e il mercato dei polli e delle cipolle.”
“E perchè siamo venuti a Gazipur senz’acca?”
“Perchè Ghazipur con l’acca sta a 400 km da qui. Vicino Lucknow. Forse, con tutto il rispetto madame, non hai dato la giusta importanza alle H.”

E mentre, sotto il sole cocente delle 11,30, rifletto sull’importanza delle lettere mute, un’enorme mucca pezzata di marrone mi lascia davanti ai piedi un profumato ricordo.

“Ma perchè l’ho fatto?”

Lady B.

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