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Riflessologia un corno.

Sempre utilizzando la scusa che in India uno si può dedicare a delle pratiche esotiche, come quelle dei massaggi ayurvedici, un bel giorno ho deciso di concedermi un ciclo di sedute di riflessologia plantare.

E ho, come al solito, fatto una scelta infelice.

Avendo qualche turba mentale non ancora diagnosticata, per i due mesi precedenti ho cercato su internet quali fossero le controindicazioni e i benefici di tutta sta faccenda.

Ho trovato questa definizione: “la riflessologia plantare è una tecnica di massaggio o, più precisamente, di microstimolazione puntiforme applicata principalmente sui piedi e/o eventualmente sulle mani. Si basa sulla ipotesi, non ancora scientificamente provata, che sui piedi e sulle mani si trovino riflessi tutti gli organi, le ghiandole, e le parti del corpo. Secondo i suoi sostenitori, applicando il massaggio riflessologico si potrebbe avere un effetto o influire sull’organo, o sistema, corrispondente al riflesso stimolato.”

riflessologia-plantare-massaggiare-piede-prima-di-dormireE il pensiero immediatamente successivo è stato “Ma che minchia significa?”
Allora mi sono guardata dei video su Youtube in cui, avendo posizionato dei bei piedoni in primo piano, gente più o meno losca faceva dei massaggi spiegando come toccando un punto della pianta del piede piuttosto che un altro si arrivava alla soluzione di certi problemi che da millenni attanagliano l’umanità. Tipo la cellulite. Cazzo. Ma che davvero facendomi massaggiare i piedi se ne va la cellulite? Cioè davvero? Posso mandare al diavolo la palestra e stare stravaccata sul divano mentre mi massaggiano i piedi?

Tempo 40 minuti e avevo trovato il numero di un riflessologo. Vedi la motivazione alle volte i miracoli che fa fare…

Lo chiamo.
“Si buongiorno ho ASSOLUTO BISOGNO di iniziare un ciclo di terapia domani…”
“Certo Madame. Solo che io non faccio più il riflessologo ma lavoro come postino”

Eh, te pare. Del resto, io per due anni ho cercato di parlare con un idraulico che in realtà era un elettricista.

“Oh no. E non ha un altro contatto di un riflessologo? E’ urgente!”
Certo che è urgente. In India l’estate inizia ad aprile e io sto continuando a mangiare come un emù prima dell’inverno.

“Si, mio fratello adesso fa il riflessologo, è molto bravo. Ha preso tutti i miei pazienti. Lasciami il numero che domani ti ci metto in contatto.”

Ok, penso, ecco che non mi richiamerà mai più nessuno e io dovrò continuare con la palestra.
E invece no. Invece vengo richiamata da uno di cui non capisco il nome ma che fa il riflessologo e che può venire già il giorno successivo.

“Madame, in quali aree del corpo provi dolore? Devo compilare una scheda clinica”

Mh. La frase “Voglio eliminare tutto il grasso senza dover muovere un dito” non mi sembra adatta. Allora la butto sul melodrammatico “Ho forti dolori di schiena“.

“Perfetto, a domani”

Già mi pregusto la mia oretta di relax mentre qualcuno fa il lavoro sporco per me.

La mattina seguente, puntuale come un orologio, arriva lui. Lo chiamerò Shiv perchè immagino sia il suo nome. In realtà non ne sono certissima.

Parliamo un po’ e poi mi dice che non posso sedermi sul divano. Devo stare su una sedia e devo appoggiare i piedi, uno per volta, su un panchetto di legno.

Ecco. Molto male.
Gliela butto lì “Ma si può fare qualcosa per la microcircolazione?”
“Certo”
Daje forte amico mio.

Tuttavia, improvvisamente, qualcosa è cambiato. Vi ricordate la definizione che vi ho riportato prima?
Concretamente la riflessologia plantare è uno che arriva, ti prende a cazzotti le piante dei piedi, ti passa un rullo di legno sulle dita, ti fa sentire in anteprima i dolori del parto e poi vuole essere pagato.
Non è rilassante manco per niente. Dopo 10 minuti che questo maledettissimo Shiv spingeva con forza un dito nel mio calcagno, pensavo che la morte sarebbe sopraggiunta sotto forma di infarto.
“Vabbè…10 minuti come prima volta può andare no? Non abbiamo fretta…” gli dico nella speranza che se ne vada subito.
“No Madame. Devi fare un’ora…senti questo punto qui com’è doloroso?”
Certo che lo sento, e se non la smetti di puntarci il tuo pollice dentro lo sentirai pure tu! Lo penso ma non lo dico. Emetto solo un rantolo.
“Ecco, questa è la tua cervicale. Sei molto contratta. Very bad.”

Ok Shiv, io non ti prendo a calci in culo come meriteresti ma non azzardarti a dirmi che ho problemi di cervicale. Mica sono una vecchia di trentun…azz. Ok. Prendiamo atto che l’anagrafe non è dalla mia.

L’ora in qualche modo passa. Io sono devastata e vorrei solo andare a dormire.
“Madame, ci vediamo venerdì. Stai messa male…”
Che?! No, io non voglio vederti mai più. Vorrei dire, ma mi limito ad annuire.
Appena esce, mi accascio per terra. Ma che diavolo mi è mai venuto in mente?
Mentre mi dispero, mi passa accanto il gatto. In bocca ha qualcosa che un tempo era viva e che ora sembra morta. Mi molla su un piede un geco tutto spannocchiato.
Un modo come un altro per consolarmi e per ricordarmi che devo andare pure in palestra.

Lady B.

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Special Lotion!

Sono un po’ raffreddata.
Ovviamente, anche questa volta, ho accolto il raffreddore con i riguardi di una tubercolosi e ho passato mezza giornata a guardare su internet i sintomi della TBC per poi decidere che fosse più sensato andare a cercare uno sciroppo per la tosse.
Passerò sopra al mio colloquio con il farmacista che, per per buoni 10 minuti, ha cercato di rifilarmi delle prodigiose pasticche all’aglio. SicuramentFeatured imagee miracolose, anche nel caso in cui avessi deciso di fare fuori il mio partner nel sonno.

La buona Arti oggi mi sente tossicchiare. “Madame. Changing season. Ecco perchè hai la tosse” [per chi non conoscesse la brutta storia del “changing season”, rimando al post precedente].
Ne prendo atto e continuo a compatirmi.
Nel bel mezzo della mia autocommiserazione, torna Arti. “Ti ho preparato un rimedio potente contro il raffreddore. Vieni in cucina”.

Vado. E trovo un enorme pentola fumante e un asciugamano. “Steam!” dice soddisfatta. I suffumigi, penso con malcelata angoscia. “Forza Madame. Metti la testa sotto l’asciugamano e dai una bella aspirata.”

Non menzionerò il fatto che non avevo tolto gli occhiali, provocandomi così un’ustione di primo grado intorno agli occhi con conseguente liquefazione di tutto l’umor vitreo. Faccio come dice e sento un dolore lancinante alle pupille. Come se mi stessero trafiggendo con un milione di spilli. Subito dopo un sinistro odore mentolato mi arriva dritto al cervello. Sento che sto per accasciarmi sulla pentola. “Arti…ma cosa hai messo in questa pentola?” “Special lotion!” Ho gli occhi gonfi e lacrimanti ma ancora sufficientemente aperti per rendermi conto del dramma. La “special lotion” altro non era che il dopobarba al mentolo dell’unico uomo di casa. “Arti, ma è dopo barba!” “No madame. E’ una special lotion. Ti senti meglio?” Vorrei tanto dirle che mi sento morire, ma mento spudoratamente e le dico di si. Che sto benissimo. Mi fa sedere su una sediolina e mi dice “Ora rilassati.” Che non è facilissimo, considerato che i miei occhi trasudano dopobarba. Li chiudo e appoggio la testa allo schienale della sedia. E mi sento avviluppare il viso da una sostanza appiccicaticcia. Non chiedo nulla. Lei mi continua a massaggiare la testa, le spalle e gli occhi. Poi mi dice “Vedi? Stai guarendo! Fai anche la schiuma!” Faccio che?! Apro gli occhi e vedo tutto nebbioso e opaco. Sto diventando cieca, oltre che tubercolotica. Mi passo una mano in faccia, che in effetti è coperta di schiuma. Sarà una fuoriuscita del maligno? Corro in bagno. La faccia viola, piena di schiuma biancastra. Manca solo che inizi un turpiloquio in latino. Mi raggiunge soddisfatta in bagno. “Guarda che bel colorito che hai! Ho usato la special lotion ayurvedica” Mentre apro il rubinetto per sciacquarmi, faccio un’ulteriore agghiacciante scoperta. La special lotion ayurvedica altro non è che la schiuma da barba del summenzionato uomo di casa. Arti se ne va, io mi lavo la faccia disperatamente.

In tutto ciò, si fa ora di pranzo. Rientra colui con cui condivido la vita e la schiuma da barba. “Hai uno strano colore” dice “e puzzi anche un po’”
Vorrei percuoterlo con qualcosa ma non posso. Sfoggia un’arma pericolosissima. Quel sorriso che, dandomi un pizzichino sul cuore, mi fa dimenticare di avere ancora tutto il collo pieno di schiuma.

Lady B.