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Domande inutili

“Ma cosa pensi che sia l’amore?”
“Ma che domande mi fai? Pensavo l’avessimo superata la fase adolescenziale in cui i ragazzini si chiedono cose a cui è impossibile trovare una risposta.”

L’aria era tiepida e dal prato iniziavano a far capolino le prime margherite. Le stesse che di lì a poco sarebbero scomparse senza una ragione precisa. Questa faccenda delle margherite di campo le aveva sempre lasciato una sensazione di angoscia. La loro improvvisa apparizione ma soprattutto la loro scomparsa che avveniva senza che lasciassero un segno della loro presenza, le creava un certo disappunto. Era sempre stata dell’idea che è bene lasciare traccia di sè e per questo per un periodo aveva iniziato a collezionare sassolini. Li aveva segnati con una X rossa e messi poi in un barattolo di vetro smerigliato. Ogni tanto li osservava. In caso di bisogno, li avrebbe sparsi in giro.
Poi si sa come funziona. Il tempo guarisce le ferite, risana i rapporti ma fa perdere anche molte cose. Accendini, persone, sentimenti e collezioni di sassolini.

“Non c’è bisogno che te la prendi…”
“Non me la prendo, non mi piacciono le domande inutili.”

E mentre stavano lì, in silenzio, ognuno perso nelle proprie cose, lui le offrì l’estremità del cono gelato che stava mangiando.

Forse l’amore non è fatto di parole. È fatto di gesti rituali che si perdono nell’infinità dei gesti banali del quotidiano. Come la puntina di un gelato regalata che dentro nasconde un’anima di cioccolato.

Lady B.


La vittoria del Tirannosauro.

“Zia sei cattivissima. E io voglio diventare cattivissima come te.” Ce l’ho fatta. Dopo anni di lavoro e fatica, l’ho convinta che il principe azzurro è morto. E per festeggiare l’evento, abbiamo fatto divorare una Barbie da un Tirannosauro. Una scena di morte e distruzione. Poi, in piena sintonia di vedute, ci siamo andate a mangiare un gelato.

Mentre osservavo questa miniatura di signorina coperta di cioccolato, ho fatto mente locale su una conversazione avuta qualche tempo fa con una mia amica. Insospettabilmente, riusciamo ad avere anche degli scambi di idee che vertono su materie impegnate. Lei e la sua situazione sentimentale ogni tanto mi ricordano un film horror. Più che altro perchè riesce ad imbattersi in personaggi veramente terribili, che porterebbero chiunque all’ingresso del manicomio. In una situazione di incertezza o di insicurezza loro sono il classico “calcio in culo per la discesa”. Di aiuto quanto un terremoto durante una fase di ricostruzione.

Mi ha iniziato a fare un excursus della sua vita amorosa degli ultimi tre anni. Onestamente, l’unica immagine che riuscivo a mettere a fuoco era Waterloo. Quindi, dopo essersi lasciata alle spalle una serie di macerie fumanti, mi mette a parte di un dubbio. Si, perchè lei è stata corteggiata per un po’ da un ragazzo. Ovviamente, essendo questo ragazzo normale e mediamente equilibrato, a lei non interessava. Era troppo impegnata a rovinarsi la vita con uno la cui funzione sociale continua ad essere un po’ dubbia. Però, visto che l’amore pare sia cieco, lei ha ignorato i tentativi di approccio del ragazzo normale, convinta com’era delle sue ragioni. Molto onorevole. Nell’800 sarebbe stata un’eroina e la Bronte l’avrebbe presa a modello per un suo romanzo. Nel nuovissimo millennio, ha fatto una brutta fine. Già perchè il ragazzo mediamente equilibrato, avendo capito l’antifona, ha mollato la presa. Lei, invece, ha continuato ad insistere con quella specie di mattoncino di tufo. Si risente casualmente con l’Equilibrato mesi e mesi dopo. Lei gli continua a raccontare dello Squilibrato che, ormai, è completamente pazzo e fa delle cose talmente prive di senso da non meritare nemmeno una riga di descrizione. L’Equilibrato attende un po’ e le dice che ha trovato una ragazza e che ora hanno una figlia. La mia amica ha iniziato ad aggirarsi in mezzo alle banchine polari. “Non capisco come sia possibile.” Mi dice. In effetti, in pochissimo tempo, questo ragazzo ha compiuto una serie di scelte che hanno stravolto la sua esistenza.

Ma, in fondo, cosa c’è di sbagliato in questo? Abbiamo bisogno di una conoscenza decennale delle persone per decidere di intraprenderci un percorso più serio? E, soprattutto, cos’è che ci fa capire  improvvisamente che vogliamo passare, o che vorremmo passare, il resto della nostra vita con una persona piuttosto che con un’altra? E’ davvero necessario l’amore o è sufficiente l’innamoramento? E se all’innamoramento, ovvero quel groviglio di sensazioni che non ci fa capire più niente e che rende tutto possibile e bello, non segue l’amore? Chi se ne frega. Non possiamo precluderci ogni esperienza per la paura di spaccarci la faccia contro un muro. Certe volte, rimanere fermi su una posizione è molto più pericoloso che muoversi incautamente verso una direzione sconosciuta.

La miniatura di signorina, nel frattempo, ha finito il gelato. “Zia. Io forse non voglio essere cattiva come te.” Maledetta cioccolata che libera le endorfine. “Ah no?” “No. Però facciamo mangiare anche Ken dal Tirannosauro?” Posso ritenermi soddisfatta. Il più inutile dei principi azzurri ha fatto la fine che meritava.

Lady B.


Cornute e mazziate. L’apoteosi del comico

Cornuta e mazziata. Stamattina, mentre cercavo un po’ di sollievo infilando la testa nel freezer, ho pensato al senso di questa espressione. E, incredibile, mi calza a pennello.

L’episodio è un po’ datato, in effetti, ma credo rimarrà per sempre sul podio delle cose più squallidamente strane che mi sono capitate. Ebbene si, come nei peggiori film anni ’70 americani, mentre ero a lavoro, ricevo una mail. “Non ci  conosciamo, ma abbiamo una cosa in comune X”. X, il mio compagno dell’epoca. Ottimo, penso. Il socialismo applicato all’uccello. Lo penso e vado avanti nella lettura di una mail sgrammaticata e delirante. La signorina, dopo avermi messo al corrente del fatto che, per opera sua, più che una donna, ero diventata un alce si spertica in una serie di descrizioni da gelare il sangue. Dopodichè, colpo di scena, vuole il mio sostegno. Fammi capire: se andata a letto col mio compagno -ripetutamente, da quel che vedo-, ti sei presa la briga di cercare un mio contatto per dirmelo e ora che sei stata mandata al diavolo da lui, vuoi essere consolata da me? Aspetta un attimo in linea, che prendo una baionetta e ti faccio fare la fine di Marat.

Fortunatamente, siamo dotati di un certo senso pratico che ci spinge a mantenere il decoro. E la fedina penale pulita. Dunque le rispondo dicendole che, onestamente, tutta quella faccenda non mi interessava. E che quello che leggevo era uno sfogo privo di senso di una persona col carisma di una servetta di bassa lega. Le intimo di non contattarmi più, mentre avevo già chiamato quel disgraziato al quale stavo strappando telefonicamente ogni pelo del corpo. Ero talmente fuori di me che non riuscivo manco a essere dispiaciuta. E speravo che la cosa si fosse conclusa così perchè, altrimenti, al diavolo il senso pratico, avrei ammazzato qualcuno.

Nel tornare a casa, entro in un negozio di scarpe e ne compro sei paia. Arrivo a casa e benedico mio fratello il quale, avendo visto la mala parata, aveva deciso di comprare una tonnellata di gelato tossico. Al gusto Snicker. Mentre affogo nel colesterolo, mi arriva un’altra mail da questa squinternata. In cui, elegantemente, mi chiama “figa di legno”. Vado a controllare: mi sembra che sia a posto. Cioè, comunque non è di legno. Decido di non risponderle. E lei non demorde. Me ne manda un’altra. A quel punto capisco che fa di secondo nome Psyca. Si è scaricata da un qualche social network tutte le mie foto e descrive minuziosamente cosa non va in me. E nel mio abbigliamento. Per concludere in modo originale che il fatto che io sia alta 180 cm, sia magra e col seno grosso non fa di me una bella ragazza. Già. E, del resto, il fatto che sopra di te sia passato Sant’Antonio con la pialla e abbia limato ogni parvenza di femminilità, ti rende estremamente appetibile. Le rispondo solo puntualizzando che quando utilizziamo il verbo avere alla seconda persona singolare, è opportuno utilizzare l’H. Altrimenti quella diventa una preposizione articolata. Le dico anche che mi dispiace che abbia dovuto interrompere gli studi alla seconda elementare e che, comunque, per inciso, io stavo andando alla polizia, a denunciarla per stalking.

Ogni tanto ancora mi scrive. Purtroppo non ha avuto modo di riprendere gli studi e, quindi, è rimasta un po’ troglodita. Mi fa simpatia a suo modo e quindi mi conservo tutte le sue mail che danno quel tocco di folklore alle mie giornate.

Da questa faccenda, ho tratto alcuni insindacabili insegnamenti che immagino abbiano un valore universale.

  • Se dovete tradire qualcuno, fatelo. Ma fatelo bene: evitate che poi le vostre amanti vadano in giro a mettere i manifesti sotto casa della legittima. E questo vale pure per le donne. In caso contrario, tenetevelo nelle mutande che, comunque, male non fa.
  • Donne nel ruolo di amanti: comportatevi con un minimo di decoro. Se siete nate come “amanti”, al 90% tali rimarrete. Pertanto, preparatevi alla fregatura del sesso senza impegno perchè la donna storica difficilmente verrà mollata. E non credete a tutte quelle stronzate tipo “Si, siamo in crisi. Lei non fa più per me”. Fatevene una ragione e evitate di farvi umiliare e di umiliarvi con atteggiamenti di cattivo gusto. Siete grandi abbastanza da capire quando la situazione è senza uscita.
  • I fratelli sono una mano santa. Specie quando, in mezzo alla disperazione, ti dicono che adesso andranno a prendere una mazza da baseball e andranno a rompere la testa a chi ti fa stare male. Salvo poi intossicarsi con te sul divano con porcherie di ogni genere.
  • Care cornute, se avete a disposizione una carta di credito a voi intestata, quando le corna sono ormai palesi entrate in un negozio di scarpe. Il conto non sarà contento ma voi vi sentirete un gran meglio.

Lady B.