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La coerenza.

Ho iniziato il nuovo anno facendo una lista di buoni propositi che, puntualmente, sono gli stessi dal 1990.

Non importa. Quello che veramente conta è lo spirito con cui si fanno le cose: è dal 1990 che mi riprometto di confessare a mia sorella che le caramelle dentro la sua calza della Befana del 1989 gliel’ho mangiate io. Tutte.
Poi, tra una faccenda e un’altra mi è sempre passato di mente.

Quest’anno ho introdotto un nuovo piccolo proposito. La coerenza.
Ci vuole un sacco di coerenza per affrontare la vita a testa alta.
Il problema è che questo concetto l’ho introdotto per affiancarlo alla questione della palestra e della mia personalissima guerra contro la cellulite.

Guardandomi allo specchio in data 1 gennaio 2017, ho constatato con amarezza che sembro un Botero. E da quel momento mi sono imposta di fare almeno un’ora al giorno di esercizi massacranti che hanno dei nomi che ricordano delle torture medioevali. “Double thight slap burpees” o “Curtsy Lunges”, tanto per citare quelli che veramente odio di più e che credo debbano essere proibiti.
Comunque ogni mattina prendo il mio tappetino e faccio tutto quello che il programma fitness prevede. Dicendo parolacce, maledicendo chiunque e con le lacrime agli occhi.

“Mamma, scusa, oggi non possiamo parlare molto al telefono perchè devo fare gli esercizi per tonificare il sedere…”
“Tu non hai mai fatto nessun esercizio…”
“Eh, Ho iniziato dieci giorni fa.”
“Ok, va bene”
“Senti mamma, ti ricordi che ti avevo chiesto di spedirmi quelle fialette drenanti che mi servono per sgonfiarmi un po’?”
“Si, perchè?”
“Perchè pensavo che è proprio inutile fare un pacco mettendoci solo quelle. Spendi troppo di spedizione.”
“E quindi?”
“Ci aggiungeresti tre etti e mezzo di mortadella?”

La coerenza. Un concetto sopravvalutato che, in fondo, non sempre fa vivere felici.

Lady B.

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Er Traffico

Insomma un sabato sera decidiamo che si, va bene l’India, va bene cucinarsi un piatto di pasta a casa, però pure che potremmo andarcene a cena fuori.

Si perchè a Delhi, a 6 chilometri da casa nostra, c’è un piccolo paradiso. Una specie di angolo di Italia dove non solo puoi mangiare la mortadella ma pure i tortellini fatti in casa.
E anche se quest’affermazione è molto italiana, da italiana media che pensa solo a magnà e che parla di mangiare mentre mangia, noi quel sabato sera avevamo deciso che o i ravioli ripieni di zucca o la morte.

Ci prepariamo rapidamente.
Per l’occasione, mi sono anche pettinata.

Ci infiliamo in macchina e ci guardiamo con trepidazione. Sei chilometri in macchina a Delhi ti pongono davanti a un bivio. Puoi metterci dieci minuti a percorrerli, puoi rimanere bloccato nel traffico per circa quattro ore.

Dopo pochi metri, ci si fa chiaro che noi avevamo imboccato l’uscita delle quattro ore di traffico.

trafficoIl traffico. Che forse in quel caso sarebbe da ribattezzare Il Traffico. Anzi, meglio Er Traffico.

Er Traffico a Delhi non è er traffico normale, quello che ce sta perchè c’è er pizzardone all’incrocio della Cristoforo Colombo che fa arivà la coda fino a Garbatella.
Er Traffico de Delhi è quello che ce sta perchè un toro de duecento chili ha deciso de fasse un riposino in mezzo alla carreggiata. E siccome sto toro è un po’ er marito della vacca sacra (quindi mezzo sacro pure lui) e un po’ c’ha du corna che levate proprio, nessuno je va a di de levasse. Quindi stamo tutti ner traffico, senza protestà ma suonando una cifra er clacson. Che qua se dice “horn”, che in inglese significa pure “corna”, che poi ce riporta all’annosa storia del toro in mezzo alla strada. Ecco.

traffico2Se so venti minuti che il toro se riposa, alla gente un po’ je rode. Allora, sempre suonando perchè sennò non c’è abbastanza caciara, la gente inizia a fà roba strana che non è prevista dar codice della strada ma forse manco dar codice della giungla.

Ce sta uno che s’è stufato, allora molla la macchina e pija l’autobus ar volo. Come Fantozzi, solo un po’ peggio perchè st’autobus è talmente pieno che pare un pagliaio pieno de aghi. E così stanno tutti appesi de fori, nella speranza de non esse investiti dal carretto trainato dal cammello che però sta nella corsia opposta quindi è tranquillo. Che poi questa mica è na stradina de campagna. E’ il raccordo de Delhi. Però è pieno de tori, mucche, cani, cammelli e elefanti.

Ner frattempo, il conducente dell’autobus che magari sta proprio accanto alla macchina tua, decide che pure lui s’è stufato. Che so tre ore che sta ner traffico e c’ha tutta sta gente appesa che mica lo so se ha pagato il biglietto per provà l’ebbrezza d’esse pestata dal toro. Allora te sorpassa e siccome il traffico3sorpasso è n’attimo azzardato, decide de cambià proprio corsia. Quindi accelera e scavalca un paio de cordoli di sicurezza. Così vedi tutta sta gente che rimbalza e sei sicuro che un paio di loro verranno a schiacciarsi contro il parabrezza tuo che, nel frattempo, è stato battezzato da diversi ricordi di cornacchie che parono condor.
Nel frattempo è passata un’ora ma sembrano cent’anni tant’è che pe lo stress te so venuti i capelli bianchi.
Però non è che ce sta solo questo eh.
Perchè te forse te sei distratto a guardà l’autobus, ma intanto un esercito de tuk tuk, che so tipo l’apette che se usano a Campo de Fiori pe portà la verdura solo coperte da un tettuccio de stoffa e con dentro dalle due alle quindici persone, ha invaso il marciapiede e incurante dei poveri pedoni sta a fa le follie de Kabiria.
Sempre suonando il clacson.

Manca solo un chilometro alla destinazione. Te ormai sei tutto sudato, pure se stai seduto in macchina. Anzi, proprio perchè stai seduto in macchina e te stai a maledì che sei uscito pe andà a magnà fuori quando te potevi scaldà il riso in bianco e un tozzo de pane secco a casa.

A 500 metri dalla destinazione, na moto ha deciso che basta. Che il senso de marcia non conta e quindi se fa il raccordo contromano, facendo il pelo al tuo specchietto. Ma te ormai sei talmente disperato che manco ce fai caso. Suoni il clacson, perchè altrimenti non sei nessuno, ma per il resto decidi che non te ne frega più niente. Che se portassero via pure il parafango della macchina.

Poi parcheggi, esci dalla macchina e entri nel ristorante.

Io non lo so se è vero che l’attesa della mortadella è essa stessa la mortadella, comunque il sapore di casa ti fa dimenticare tutto il resto. Ivi compreso il fatto che poi dovrai risalire in macchina e affrontare nuovamente lui.
Er Traffico.

Lady B.