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Domande inutili

“Ma cosa pensi che sia l’amore?”
“Ma che domande mi fai? Pensavo l’avessimo superata la fase adolescenziale in cui i ragazzini si chiedono cose a cui è impossibile trovare una risposta.”

L’aria era tiepida e dal prato iniziavano a far capolino le prime margherite. Le stesse che di lì a poco sarebbero scomparse senza una ragione precisa. Questa faccenda delle margherite di campo le aveva sempre lasciato una sensazione di angoscia. La loro improvvisa apparizione ma soprattutto la loro scomparsa che avveniva senza che lasciassero un segno della loro presenza, le creava un certo disappunto. Era sempre stata dell’idea che è bene lasciare traccia di sè e per questo per un periodo aveva iniziato a collezionare sassolini. Li aveva segnati con una X rossa e messi poi in un barattolo di vetro smerigliato. Ogni tanto li osservava. In caso di bisogno, li avrebbe sparsi in giro.
Poi si sa come funziona. Il tempo guarisce le ferite, risana i rapporti ma fa perdere anche molte cose. Accendini, persone, sentimenti e collezioni di sassolini.

“Non c’è bisogno che te la prendi…”
“Non me la prendo, non mi piacciono le domande inutili.”

E mentre stavano lì, in silenzio, ognuno perso nelle proprie cose, lui le offrì l’estremità del cono gelato che stava mangiando.

Forse l’amore non è fatto di parole. È fatto di gesti rituali che si perdono nell’infinità dei gesti banali del quotidiano. Come la puntina di un gelato regalata che dentro nasconde un’anima di cioccolato.

Lady B.


Coraggio, fiore di cappero!

Qualche tempo fa avevo letto una storia. Non ricordo il titolo ma parlava del fiore del cappero. Mi aveva incuriosito la faccenda del fiore e quindi, avendo del tempo a disposizione, mi sono andata a guardare un sito di botanica.

Insomma esce fuori che le pianteFeatured imagedi cappero sono le più resistenti che esistano. Crescono ovunque, attecchiscono anche nei posti più impervi e rimangono lì, tutte verdi e orgogliose. Poi a un certo punto, quando meno te lo aspetti, germogliano e danno vita al più bello dei fiori. Ed è quasi un peccato che il fiore poi diventi un cappero perchè il cappero in fondo tanto bello non è.

La storia che ho letto parlava di una bambina che ogni anno si aspettava che, nel bel mezzo dell’estate, tra le intersezioni di un muro, una piantina di cappero la sorprendesse con il suo bellissimo fiore. E anno dopo anno non rimaneva mai delusa. Poi a un certo punto, proprio su quel muro, passano una mano di stucco e la piantina viene eradicata. Fine dell’attesa ma non fine della speranza perchè, nonostante tutto, la bambina sa bene che la pianta è più forte delle avversità e che quindi alla fine, in un modo o nell’altro, avrebbe scardinato l’intonaco e sarebbe tornata a fiorire.

E adesso scusate ma devo metterla sul personale.
Perchè io la conosco una piantina che, considerato tutto, credo sia proprio una piantina di cappero su cui hanno passato una mano di stucco. E si vede che sta lì, un po’ sconquassata, con tutta sta vernice tossica che le cola sulle radici e che non la fa respirare bene. Quella vernice che ha addosso è della peggior marca. E’ un miscuglio di delusione, umiliazione e storiacce di cuori spezzati. Una roba che non dovrebbe proprio essere messa in circolazione, figuriamoci poi se può essere usata per dare una passata di bianco su un muro colorato dove è germogliata una pianta.
Ma ormai il danno è fatto. E lei se ne sta lì un po’ accartocciata.
Però in fondo lo sappiamo tutti, compresa lei, che arriverà il momento di tornare a fiorire. Magari su un altro muro, con la consapevolezza che il fiore che verrà sarà ancora più bello e più forte perchè sarà riuscito a far rinascere la primavera dentro, con un nuovo sole che piano piano fa capolino che fa esplodere tutti i colori di un nuovo mondo.

Coraggio.

Lady B.