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Punti di vista. L’abbronzatura.

Insomma io e la mia metà migliore, per qualche settimana, ce ne siamo tornati in Italia.
E ce la siamo spassata alla grande, non fosse altro perchè abbiamo potuto strafogarci di qualunque cosa ci venisse in mente.

Ovviamente, ce ne siamo pure andati al mare. Ebbene si. Abbiamo passato dei bellissimi giorni a fare le foche monache sugli scogli. Ma questo argomento verrà trattato a parte, in un manuale che si chiama “Come affrontare le vacanze se tu sei pigra come un facocero mentre il tuo compagno è pieno di voglia di fare”.

Come spesso accade, ci siamo anche abbronzati. Eravamo schifosamente abbronzati e, devo dire, c’era un certo compiacimento reciproco a guardarci. Per non parlare poi dell’autocompiacimento.
Io ho passato le successive giornate a immergermi nel lardo per evitare di perdere tutto questo colorito. Una pelle idratata è una pelle sana. Vabbè volevo tornare a Delhi portandomi dietro un ricordo di Italia. E volevo che anche la mia metà migliore se lo portasse dietro, per quanto l’idea di andare in giro unto come un tricheco non gli sorridesse moltissimo.
Per mantenere l’abbronzatura, mi sono sottoposta (e l’ho sottoposto coattivamente, senza essere mandata a quel paese, il che la dice lunga sulla forza dell’amore) a delle pratiche abominevoli. Avendo pescato da qualche parte, una crema alla aloe vera e alla calendula la cui consistenza, il cui colore e persino l’odore, erano pericolosamente somiglianti alla maionese, decido di farne uso smodato. Eravamo traslucidi. E la mia metà migliore era anche piuttosto triste. Poi, con 40 gradi, usciamo per fare un giretto. E subito il dramma. Si perchè la maionese all’aloe impediva la normale traspirazione della pelle, con il risultato di creare uno strato umido sottocutaneo. Una specie di effetto serra epidermico.

“Sto per morire” asserì qualcuno che non sono io. “Taci un po’” mi sono sentita in dovere di rispondere, anche se mi stavano sudando persino le dita dei piedi.

Tutto questo per dire che siamo tornati in India abbronzatissimi. Sudati ma abbronzatissimi.

E quando siamo atterrati a Delhi, ci è venuto a prendere in macchina Satish. Ci salutiamo con il consueto affetto ma non posso fare a meno di notare che ci guarda di sottecchi, un po’ sbigottito.
“Sarà perchè siamo esageratamente belli, abbronzati così” penso.

Dopo un paio di giorni, mi viene sbattuta in faccia una realtà diversa.

“Madame, ora che Sir non c’è devo chiederti una cosa.”Featured image
“Che succede?”
“Ma è andato tutto bene in Italia?”
“Certo! Perchè me lo chiedi?”
“E allora perchè siete così marroni?”
Silenzio.
“In che senso marroni, Satish? Abbronzati vorrai dire…”
“No, no. Voglio dire proprio marroni, siete marroni come noi indiani.”
“Abbiamo preso il sole…è una cosa bella!” dico. E vorrei aggiungere “Ho rischiato di liquefarmi per diventare così!”
“Madame…le vostre facce marroni non mi piacciono. Ma avete lavorato nell’orto?”
“Ma no…siamo stati al mare!”
“Ma tornerete normali prima o poi?”
“Beh, si. Torneremo pallidi e verdini…”
“Oh meno male. Mi stavo un po’ preoccupando”

Memo per me: quando vivi in un Paese in cui l’abbronzatura è sinonimo di duro lavoro nei campi ed è evitata come la peste, puoi anche non metterti a prendere il sole alle 3 del pomeriggio con 2000 gradi. Un po’ perchè fa male e un po’ perchè potrebbero chiederti se sei stato costretto a zappare la terra durante le tue vacanze.

Lady B.

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Stravolgimenti e ritorni online

E niente. Il blog è rimasto fermo per un po` perchè, come alle volte succede, quello che non capita durante l`arco di una vita puó accadere tutto insieme, stravolgendo il normale corso delle cose.
Quindi me ne sono andata a vivere in India [immagino già lo “esticazzi” generale ma io qualche spiegazione devo pur darla!]
In realtà non vi è stata alcuna svolta mistica nè, tantomeno, ero alla ricerca di me stessa dal momento che mi sono già trovata da un pezzo. Il fatto è che ho trovato qualcuno per cui vale la pena mettersi in gioco e iniziare qualcosa di bello in un universo parallelo è un avvenimento talmente raro che non cogliere l`occasione sarebbe stato da scemi.

E così, da due mesi a questa parte, mi trovo ad avere a che fare con delle situazioni un po’ singolari.
Tipo la brutta storia dell’ elettricista.
Per la prima volta nella mia vita, ho a disposizione un terrazzo. Un terrazzo grande, bellissimo. E visto che l´ambiente lo consente, avevo deciso di mettere qualche lampada, tanto per dare colore.
Ok, avrei potuto farlo da sola. Avrei potuto portare su l´elettricità e collegare queste quattro lampade. E invece no. La pigrizia mi ha imposto di chiamare l`elettricista. Anzi, di farlo chiamare perchè, va da sè, l`elettricista parla solo in hindi.
Dopo un po´ salgo in terrazzo. E trovo 5 uomini seduti a terra che si stanno facendo una bella chiacchierata. In terrazzo. Sotto il sole. Con 30 gradi. Non potevo immaginare che questo movimento di cavi avrebbe richiesto un così elevato numero di elettricisti. Tuttavia mantengo un certo contegno e, cercando di non liquefarmi, mi rivolgo a quello che mi sembra il capo.
“Are you the electrician?” chiedo.
Mi guarda sconcertato “No, madame. I’m the cousin of the electrician.” Eh, scusa amico, mica te volevo offendere…
“And who’s The electrician here?”
“No electrician madam. Just a carpenter, a bamboo artist and a plumber”
“But I called for an electrician!”
“Sorry madam. No electrician”

Buttarsi giù dal terrazzo non avrebbe cambiato le cose, dunque mi sono messa al riparo sotto una tettoia di lamiera. Con 30 gradi, col sole a picco.

NB. L`elettricista a una certa è comparso ma dal suo sguardo ho intuito una certa disapprovazione. Comunque ora, pencolanti tra una sodoma e gomorra di fili indistricabili, troneggiano 4 lampade in carta di riso che probabilmente prenderanno fuoco al primo black out, costringendomi a valutare la pericolosità dell´attività di interiors designer.

Lady B.