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L’amore ai tempi del merluzzo

Ho commesso un’imperdonabile leggerezza.

Nel trambusto della mia vita quotidiana, ho dimenticato di annotare l’ultimo caso umano che mi si è parato innanzi. Un uomo con il mestruo di spessore.

Premessa essenziale. Quando vado a fare la spesa, sfoggio il mio look migliore. Pantaloni di vecchia tuta, possibilmente con un buco; magliettaccia delle medie con tutti i fili tirati; capelli alla Idra e niente trucco. E’ il Bidonville Style, consente di essere impeccabilmente inguardabili con il minimo sforzo. E dunque, vado a fare la spesa. Il mio fare la spesa poi è  un momento di catarsi perchè, nell’incertezza di cosa comprare, compro tutto.

Mentre mi trovavo di fronte ai surgelati, compare lui. “Devi comprare del merluzzo?” Un esordio da oscar. Lo guardo di sottecchi, cercando di capire se sia molto spiritoso o completamente deficiente. Propendo per la seconda ipotesi, che diventa presto un’amara certezza.  “Sai, ti osservavo da un po’ …sei veramente sexy.” Vecchio, sto in tuta, ho le valigie sotto agli occhi e bene che va ricordo un procione. Non rispondo e vado oltre, reparto verdura. “Sei di poche parole, eh…” “Non mi piace essere abbordata mentre ipotizzo l’acquisto di pesce surgelato” “Sai, appena ti ho vista, mi hai ricordato la fidanzata di Berlusconi. Io sono uno dei collaboratori del suo avvocato”. Sorride ammiccante. Sono confusa. “Gesù, perchè tra tante persone nel mondo, devo essere paragonata a una che ha fatto carriera slinguazzando un Calippo sulla spiaggia?” rispondo. [ndr. nessun riferimento erotico, guardate l’orrido video su youtube] Ride. “Sei proprio simpatica.” “Non era mia intenzione esserlo, ti assicuro”. “Sai , se ho imparato una cosa da lui, dal Cavaliere, è che l’uomo è a servizio della donna. Dimmi dove abiti e ti riporto a casa.” “No. Grazie.” “E se ti dicessi che sono un grande amatore?” “NO. GRAZIE.” “Figa di legno.” “Per te, pure di platino”. Scambio finale di ossequi ed amenità.

Carissimi, l’approccio davanti al merluzzo surgelato è già piuttosto triste. Cercate di non farlo diventare un momento luttuoso. Al supermercato, si fa la spesa. Per il resto, citofonate a Palazzo Grazioli ore pasti.

Lady B. [che non assomiglia a nessuno fuorchè a Woody Allen]

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Joker con l’ambizione del Premio Pulitzer

Vista la giornata di pioggia, ho avuto la bella idea di uscire senza ombrello. Tanto, anche se me lo fossi portato dietro, sarebbe stato inutile. L’ho comprato bucato.Tra le varie cose a cui ho pensato mentre l’acquazzone mi stava rovinando le scarpe, rientra anche la vita sentimentale di una mia amica. L’unica felicemente fidanzata che conosca. La consolazione di questa faccenda è che, prima di essere felicemente fidanzata, si è imbattuta in una quantità di gentaglia impressionante. Era come se fosse arrotolata in una carta moschicida per gli psicopatici.

Mi piacerebbe parlare di tutti loro ma, in effetti, solo uno merita un’accurata descrizione. Abitante di un piccolo paesino, impegnava le sue giornate estive con l’attività di animatore in villaggi turistici. Aveva velleità da scrittore. Mi è capitato di leggere uno stralcio dei suoi libri e mi sono resa conto che avrei preferito passare il mio tempo a leggere gli ingredienti di una supposta di glicerina. Si conoscono, per l’appunto, d’estate in un villaggio turistico. La mia amica, innamorata dell’amore, aveva deciso che era l’uomo della sua vita dopo mezz’ora. Ho cercato di farle capire che 30 minuti sono troppo pochi anche per la scelta di un capo di abbigliamento. Niente. Ormai l’avevamo persa. Lei riparte dal villaggio, lui deve terminare lì la stagione. Si scrivono. Lui le manda poesie che avrebbero fatto venire il diabete a Charles Manson, lei disegna cuori ovunque. Io la guardavo con il consueto occhio a mezz’asta per quanto, onestamente, iniziassi ad essere contenta per lei.

Poi, all’improvviso, la magagna. Che mi si manifesta sotto forma di una telefonata disperata della mia amica. “Ha una donna da 15 anni” “Ah si? Strano…” “Però mi ha detto che la lascia non appena torna a casa” “Già. Sicuro. Così come è sicuro che io sono Santa Maria Goretti…” Attacca il telefono piena di speranza. Io attacco il telefono certa della catastrofe che si sta per abbattere sulla sua testa.

Si vedono più volte. Lui sostiene di aver rotto la sua relazione e, con cadenza più o meno settimanale, va a casa di lei. Le chiedo se pensa sia normale che due persone che si frequentano, stiano tumulate dentro una casa. Cioè, potrebbe essere normale se, alle cose turche svolte in casa, ci fosse poi un seguito. Che so, un cinema. Una cena fuori. Una mostra. “E’ che lui non ha molti soldi. La vita dello scrittore non glielo consente. Poi non ha la macchina”. Gesù. E’ pronto per andare alla Caritas se non può offrirti nemmeno un kebab. Comunque non infierisco perchè tanto so bene che ci sarà una qualche drammatica deriva. E, infatti, tempo una settimana, esce fuori che questo scrittore sull’orlo del fallimento non aveva chiuso manco per niente con la storica ragazza. Anzi, la mia amica, che probabilmente lavora in incognito per l’FSB russo, scopre che quest’alce dalle sembianze di donna vive nella nostra stessa città. Non molto lontano da noi. E così ci spieghiamo la necessità di tumularsi in casa. I pianti, la disperazione, dichiarazioni di principio in base alle quali non si sarebbero visti mai più. Magari fosse finita così. Lui torna all’attacco con una motivazione veramente da Nobel per la Delicatezza. La sua donna, a letto, è un tronco. La mia amica no. A questo punto io avrei preso un paio di cesoie e avrei risolto il problema alla base. La mia amica, invece, decide per l’opzione peggiore. La crocerossina convinta che lui cambierà per lei. Sono stata tentata in più di una circostanza di colpirla con forza con una scopa. Invece mi presto a una manovra loschissima. Insieme ad un’altra amica, andiamo fuori un fine settimana, consapevoli che il futuro premio Pulitzer sarebbe piombato a funestarci la vacanza. Almeno, mi dico, conosceremo questo Casanova.

A volte la nostra fantasia è troppo clemente. Me lo immaginavo normale e normodotato. Aveva le sembianze di un manico di scopa sulla cui sommità erano state incollate tonnellate di lana non filata, in rappresentanza di una chioma folta. Un bel sorriso equino, pelle di un olivastro sporco, occhi porcini. Un senso del decoro esecrabile: indossava una camicia a quadri verdi e dei pantaloncini a righine. Assolutamente non in grado di tenere una conversazione banale e generica. Guardo la mia amica e le sibilo in un orecchio che, per anni, si è ostinata a voler uscire con Joker, il nemico di Batman. Non solo: per anni ce l’ha spacciato come un latin lover. Le faccio presente, inoltre, che a fine serata la rincorrerò per tutto il giardino con l’intento di spaccarle la testa. Lei ride. Ma ride per poco poichè, dopo quella serata, lui scompare. Si nega fino a quando non le comunica che ha ritrovato un amore senza confini per la donna. Che, ormai, porta con nonchalance un cesto di lumache in testa. Pianti, disperazione e tutto il companatico.

Poi l’imprevisto. La mia amica incontra un ragazzo. Un bravo ragazzo. Una persona normale, che le chiede di uscire. Di cenare fuori, di andare al cinema. Che inizia prima col volerle bene, poi col provare amore per lei. E dunque, nonostante la mia ferma convinzione sulla prossima estinzione del genere umano, la storia della mia amica contribuisce a dare una spruzzata di polvere di stelle su un orizzonte altrimenti molto buio.

Lady B.


L’uomo con il mestruo che usciva con la donna con un nome da uomo.

Non so se ringraziare di più per la presenza delle amiche o per l’esistenza degli uomini col mestruo.

Dopo aver passato circa 72 ore a ragionare su quale tipo di problema io abbia, quale malattia deformante che spinga qualsiasi uomo a fuggire da me dopo un lasso di tempo assolutamente irragionevole, ho deciso di uscire con una mia amica. Noto, con un certo orrore, che anche lei sembra affetta da una patologia analoga. Forse è un morbo contagioso e, presto, noi donne ci troveremo tutte confinate su un’isola deserta.

Avevo voglia di lamentarmi ieri ma, essendo piuttosto alterata, non mi veniva manco da piangere. “La mia vita è un disastro. Ormai ho delle conversazioni quotidiane con Zsa Zsa Gabor. Le parlo della mia maturità sentimentale” esordisco. Mi spiazza “Sono andata in vacanza con X. Solo che ho scoperto che il giorno  prima è andato a letto con Y”

Y, la ex di X che, attualmente, ricopre il ruolo di trombamico della mia amica. E’ una faccenda piuttosto ingarbugliata e io, piuttosto concentrata sulle mie disgrazie, non avevo afferrato bene. Per quale ragione X dovrebbe tornare a letto con la ex e poi partire il giorno dopo con te? Lei non sapeva darmi una risposta. Scopro, tra il lusco e il brusco, che Y, la ex, ha un nome da uomo russo.

Dunque, riformuliamo la questione: X, il tuo trombamico, parte con te dopo essere andato a letto con Y che, per inciso, ha un nome da uomo. Russo, peraltro. “Scusa ma perchè Y si chiama così? E’ un nome maschile…” “Ah. Io pensavo fosse un nome da cane…” Ottimo.

Insomma alla fine esce fuori che Y, sportivamente, decide di comunicare alla mia amica che X se la rifà con lei e che quindi loro due dovrebbero essere un minimo solidali e far fronte comune contro di lui. Ragazze, ma chi ve la chiede questa solidarietà di genere? La solidarietà femminile non emerge quando si scopre che vi state dividendo un uccello. In quel caso io credo che sarebbe opportuno dotarsi di uno scudo antimissile.

La medaglia al comportamento più onorevole, comunque, va a lui. Che non solo ciurla in due manici, ma tira fuori anche una storia strappalacrime fatta di confusione e tristezza. Una volta beccato dalla mia amica, giustamente un po’ inalberata, lui se ne esce con la frase epica. Che dovrebbe essere scolpita sulla lapide del genere  maschile. “Ma…ma io..io sono innamorato di te!” Come prego? E in che modo stai cercando di manifestare questo tuo profondo sentimento? Andando a letto con la tua ex? Beh, ma quello è stato un terribile errore, sosterrà in seguito. “Lei mi aveva chiamato per dirmi che era maturata, che era diventata una donna vera e che, quindi, voleva darsi a delle pratiche mai provate prima. Solo che voleva farlo con me. Io dovevo essere il primo”

Oddio. Il crocerossino del sesso. Questo, giuro, non mi era mai capitato.

Guardo la mia amica. Le chiedo come è andata a finire, quasi certa della risposta. Invece, mio malgrado, sono costretta a stupirmi ancora una volta. “Beh, ecco. Ora è opinione comune che io sia una zoccola.” Mi sfugge la logica del ragionamento ma certe volte ci facciamo turlupinare della rigidità della razionalità e quindi rimango in silenzio. E penso.

Penso che, in linea di massima, pare sia sbagliato manifestare i propri sentimenti perchè altrimenti facciamo scappare l’altro; pare che sia sbagliato rimanere in silenzio, perchè altrimenti l’altro non ci capisce; pare che se inizi a frequentare un uomo devi muoverti come se stessi calpestando delle uova. Pare che devi rispettare ogni singola fisima, altrimenti sei soffocante. Beh, allora sapete che c’è? Continuate pure a frequentarvi con quelle che si limitano a strusciarvela sotto al naso, che non vi danno niente e che in cambio non vi chiedono niente. Poi però non vi lamentate se a 45 anni vi trovate a dover pagare gli alimenti, il mantenimento dei figli, la macchina e la casa a una che non sapete bene come sia entrata nella vostra vita. Noi siamo il frutto delle nostre scelte. E forse sarebbe il caso di ragionarvici su, prima di decidere di scappare. La fuga è solo il fallimento del coraggio, il trionfo della codardia.

“Che facciamo, partiamo?” dico “Ok. Partiamo lunedì mattina” Mi risponde la mia amica.

E dunque, dal fallimento di qualcun’altro, abbiamo tirato fuori l’ultimo guizzo anarchico di fine estate.

Lady B.