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La vita degli altri

Quanto è noiosa la gente che parla alle spalle. Che ridacchia alle spalle, che sghignazza alle spalle. Che si fa i gomitini l’una con l’altra sempre, ovviamente, alle spalle degli altri.
Mortalmente noiosa. Anche perché, se per renderti interessante, devi farti scudo della vita degli altri è possibile che la tua di vita sia un mucchio di poveri straccetti.

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E allora, parlatori di spalle, fatevelo dare un consiglio non richiesto.
Prendete un bello spolverino e cominciate a ripulire le vostre esistenze da quelle tonnellate di polvere che si sono accumulate mentre eravate intenti a guardare questi famosi altri che forse non saranno dei modelli di virtù ma che si sono costruiti una vita luminosa grazie alla quale non hanno tempo né voglia di parlar male della vostra.

Ci guadagnerete in salute ma, soprattutto, potrete chiudere in un cassetto quella brutta robaccia chiamata invidia.

Lady B.

 

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E se fosse gastrite?

Che poi, alla fine, nessuno capirà mai quanto amore ci metto anche solo per guardarti negli occhi. Non lo capirai mai nemmeno tu. Vorrei dire che va bene così ma non sarebbe proprio vero.

E nessuno forse capirà il valore di un’ora, adesso che non posso averti qui. Forse non lo capirai mai nemmeno tu. Vorrei dire che va bene così ma non sarebbe proprio vero.

Allora va bene per metà. Va bene fino a quando non mi convincerò che sia sbagliato seguire tutto quello che ho nella testa ignorando tutto quello che succede nel mondo. Il mondo vero, quello di fuori. Quello che ci separa e che rende le nostre vite tanto diverse e, a volte, quasi incompatibili. A me non importa del mondo di fuori. Perchè quel mondo lì mi sta dicendo che è tutto sbagliato. Che bisogna mollare la presa e fare in modo che quello che ora è un desiderio diventi un ricordo.

La mia testa invece dice di no. Dice che ora sto giocando una partita da sola. Ma all’inizio tutte le partite sono solitarie. Perchè c’è sempre qualcuno che ci crede un po’ di più. E allora facciamo così. Facciamo che per ora ci credo io per tutti e due. Facciamo che per ora gioco da sola, che tengo il punto e che mi faccio venire il fegato blu. Che continuo a ignorare il mondo di fuori. Che prendo le tue paure, le mie paure e le butto in un cassetto. Poi lo chiudo e non ci penso più. Facciamo che sulla mia scrivania metto una carta di imbarco, un passaporto un taccuino e tante matite. Poi facciamo che un bel giorno, prendo tutti i miei desideri, il mio taccuino, le mie matite e la carta di imbarco e li butto in uno zaino blu. E li porto lì, a farteli vedere.

Perchè se avessi saputo che quello sarebbe stato il nostro ultimo abbraccio, ti avrei stretto più forte. Ma non voglio che lo sia.

Lady B.

 


“Verresti?” “Si, certo.”

Mah, che dire.

Io c’ho provato a farmi scegliere. Ho provato, ho sperato, dovevo. Sempre con l’idea che quell’ora in più, quella settimana in più avrebbe fatto la differenza. Una specie di pensiero insidioso che fluttua, si insinua e costringe a tentarle tutte. Forse tu ed io abbiamo proprio i tempi sbagliati, non siamo sincronizzati. Magari, chissà, in un’altra vita. Ma magari nemmeno in un’altra vita.

Solo che io non ci sono riuscita. Non sono riuscita a far finta di niente. Ho dovuto vivere fino in fondo, fino all’ultimo respiro. Te l’ ho dovuto chiedere cos’eravamo. Te l’ho dovuto dire che non ci stavo capendo più niente e che, quando non capisco più niente, divento inconcludente. Forse quello che non t’ho chiesto era tutto ciò che era implicito. Tutto quello che due persone si sussurrano nelle trasparenze di un lenzuolo. Tutto quello che avrebbe dovuto travalicare il muro della paura per consentire un passo in avanti. Per andare in avanti bisogna comunque scardinare qualche equilibrio. E scardinare degli equilibri forse è meglio che rimanere fermi.

Non siamo riusciti ad abbandonarci alle banalità più ovvie, che sono anche le più vere. Perchè se avessimo consentito alla banalità di un “non detto” di insinuarsi di più nelle pieghe del nostro quotidiano, sarebbe stato più semplice  trasformarlo  in un “detto”.

E sarebbe stato più semplice far prendere corpo a un sentimento, sarebbe stato più semplice identificarlo. Sarebbe stato normale dirsi alle 4 del mattino “Prendo la macchina e vengo a dormire le ultime tre ore della notte da te. Perchè domattina, prima ancora di aprire gli occhi, devo poter respirare il tuo respiro.”

E sarebbe stato più facile chiedere “Verresti?” per sentirsi rispondere “Si. Certo.”

Lady B.


Dimmelo con un sms

Fino a qualche anno fa, ci si incontrava e si parlava dei problemi di coppia. E magari ci si tirava dietro un paio di piatti per poi fare pace

Fino a qualche anno fa, lo si diceva con i fiori. Forse.

Fino a qualche anno fa, era possibile intrattenere delle relazioni normali. Con le dovute eccezioni, si intende.

Poi si è avventata su di noi la tecnologia e tutto è andato in malora. Pur essendo una persona mediamente equilibrata, mi sono resa conto che tutta questa faccenda di cellulari che suonano, o meglio che non suonano, sia in grado di farmi finire al manicomio. Anni fa, quando lo scopo del telefonino era banalmente quello di fare chiamate o al limite mandare messaggi, la vita era molto più serena. Si poteva pensare che il credito dell’altra persona fosse finito o che il messaggio non fosse mai arrivato. Oggi non rimane nemmeno più quest’ancoraggio. Mesi fa mi è stato fatto notare che il mio cellulare assomigliava a un ferro da stiro. Io ero soddisfattissima di quella vecchia ciabatta: era indistruttibile e svolgeva a perfezione le sue funzioni. Poi, una brutta mattina, nella fretta di uscire di casa la vecchia ciabatta è precipitata nella vasca da bagno piena di acqua calda e di sali profumati. Era un cellulare molto pulito e anche molto rotto. Opto per l’acquisto di un cellulare di ultimo grido. Fa mille cose interessanti. Mi dice pure che mi ama, qualora mi venisse in mente di chiederlo. Mi hanno messo in croce dicendomi di scaricarmi un’applicazione di messaggistica istantanea e gratuita. Lo faccio. E la pago pure 79 centesimi. Ho barattato la mia tranquillità per 79 centesimi. Si, perchè questa maledetta applicazione consente di vedere non solo quando il destinatario del messaggio l’ha ricevuto ma anche quando l’ha letto. Ha letto il messaggio due ore fa, perchè ancora non risponde? Sega mentale epica, litigata infernale susseguente. Io mi sento vagamente perseguitata da questa faccenda: il mio cellulare si sente in dovere di suonare a tutte le ore. I messaggi sono gratuiti quindi, qualora a una qualsiasi persona girasse per la testa di chiedermi cosa io stia facendo alle tre del mattino, mi scrive. “Che fai?” “Sono le 3. E’ cosa nota che io alle 3 del mattino giochi a tresette col morto.” “Dormi?” Ok. non rispondo più. “Perchè stanotte non hai risposto?” “Gesù. Dormivo!” “Potevi dirmelo…”  Ma perchè vogliamo per forza sapere cosa sta facendo ogni singolo istante della sua dannata esistenza una persona? Le vite degli altri non sempre sono così interessanti. E comunque non tutti i momenti devono interessarci. Costruiamoci un equilibrio e una vita che siano indipendenti dai movimenti e dalle inclinazioni altrui. Diamoci ancora la possibilità di considerarci meravigliosamente eccitanti perchè siamo in grado di apprezzare la bellezza di un tramonto senza immortalarlo con il cellulare o perchè ci piace fare delle cose infinitamente stupide con la spontaneità propria di chi ama mordere la vita.

Tutto questo lungo prologo per arrivare a un momento di catartica condivisione. Perchè, se è vero che non dobbiamo considerare i cellulari come una nostra estensione, è altrettanto vero che ogni tanto i messaggi che riceviamo sono più fastidiosi di un’epidemia di vaiolo. E dunque, di seguito, riporto alcuni sms che avete ricevuto che mi avete  coraggiosamente inviato. In base al contest settimanale “Dimmelo con un sms” avrei dovuto operare una scelta.  Non riesco a decidermi, sono tutti incredibilmente tremendi. Quindi la selezione è un po’ random.

I miei preferiti sono i seguenti:

[Venerdì sera. Appuntamento previsto da lì a un’ora] “Guarda, devi proprio scusarmi ma non riesco a uscire. Ho gli operai a casa.” Poi dicono che in Italia nessuno ha voglia di lavorare.

[Dopo due anni di relazione]: “Non vorrei che tu fraintendessi. Ma il fatto che usciamo da due anni non significa che io mi senta vincolato a esserti fedele”. Oh beh, naturale.

“Vivo con un’altra adesso”. Che non ci sarebbe niente di male, se la destinataria del messaggio non fosse stata fuori tre mesi per lavoro e risultava essere la legittima convivente di questo mestruatissimo caso umano.

“Quando sto con te mi sento benissimo. Per questo provo a tornare dalla mia ex. Ho paura di tutta questa felicità regalata”. Livello di psicolabilità non pervenuto.

“Con te mi rompo il cazzo.” Un principe ma, almeno, gli tributiamo l’onore dell’onestà.

Lady B.


Occasioni mancate e casi umani. Il lato nascosto della medaglia.

“Buongiorno” ho pensato questa mattina. Dopo aver visto che il gatto si era rosicchiato il cavo del pc, aveva masticato le pagine del libro che stavo leggendo, aveva sparso per tutta casa un rotolo di carta da forno di cui ignoravo l’esistenza e, non da ultimo, era rimasto chiuso nel box doccia da dove emetteva dei versi orrendi, quasi lo stessero torturando. Libero il gatto, mi faccio un caffè e mi metto in terrazzo. L’aria di settembre, specie di mattina presto, è in grado di suscitare pensieri mortiferi. Dunque, tendenzialmente,  mi sento di suggerire di fare colazione al chiuso. Almeno a settembre.

Avevo il cervello in sovraccarico di pensieri non ancora pensati. Cose lasciate in stand-by durante la notte e che da stadio larvale dovevano diventare concrete. E, visto che ultimamente mi capita spesso di imbattermi in situazioni di questo tipo, ho deciso di affrontare con me stessa l’annosa questione dell’occasione sprecata. Quante volte capita che le nostre vite si incrocino per caso con quelle di qualcun’altro e non ci rendiamo conto (o non vogliamo renderci conto) che potrebbe trattarsi di una coincidenza che non si ripeterà più? Siamo in grado di dare il giusto peso a quelli che a prima vista definiamo “incontri casuali”?

Nel formularmi questa domanda, ho ripensato a due situazioni simili. Però una di tali situazioni è capitata a me quindi assume un contorno, come al solito, grottesco.

La prima cosa che comunque mi era venuta in mente, è un episodio capitato a un mio amico qualche anno fa. Si frequentava con una rinomata spaccaballe. Il terrore del quartiere. In ogni caso vivevano una sorta di momento d’oro, in cui anche se lei lo costringeva a uscire alle 4 del mattino per cercare del mango in inverno, lui accettava di buon grado. Va beh, forse non era proprio un momento d’oro. Era il “momento zerbino” di lui. Tra le varie faccende, lui parte per lavoro ed è costretto a rimanere fuori dall’Europa per parecchi mesi. Casualmente, incontra una collega. Trovano diversi sindacabili motivi per passare le giornate insieme, consapevoli comunque del fatto che sarebbe stato quantomeno complicato frequentarsi. E così decidono di non far accadere nulla. Lui rientra a casa giustamente soddisfatto del suo comportamento. E a casa trova la donna che, ovviamente, in un paio di mesi è rimasta la solita spaccamaroni. Il problema è che avendo in parte intravisto un universo diverso, non migliore ma diverso, lui decide di sollevarsi dalla sua condizione di uomo zerbino. Lei non la prende sportivamente e, di conseguenza, si lasciano. Lui ha il buonsenso di non importunare nuovamente la collega conosciuta mesi prima, il che comunque gli rende onore. Tuttavia, casualmente, si incontrano di nuovo. Lui emaciato e provato dal periodo complicato; lei l’incarnazione della serenità. In quel lasso di tempo, ha incontrato una persona, ci è andata a vivere insieme ed è rimasta incinta. Un concentrato di vita in pochi mesi. Attualmente, lui è ancora alla ricerca di una donna che non debba essere chiusa in un centro di igiene mentale. Quando ci capita di parlarne, mi continua a ripetere un ritornello che ormai è diventato un mantra: “What if?”. Io non me la sento di criticarlo, tuttavia mi continuo a ripetere che decidere di non vivere le situazioni, basando un’intera vita sulla razionalità, non è una scelta vincente. Il che non significa che “ogni buco è trincea” ma, semplicemente, che nel momento in cui sentiamo  il peso della rinuncia forse dobbiamo meglio valutare se rinunciare a priori non sia solo il modo più semplice per tirarci fuori dagli impicci.

In virtù di quanto detto, mi sento di poter raccontare con serenità della mia occasione mancata. Anzi, io non ho occasioni mancate. Per la precisione, io vengo investita da casi umani travestiti (male) da occasioni. “Che ne pensi di uscire stasera?” chiedo all’occasione di turno, dopo che mi aveva dato i tormenti con tutte le sue psicopatologie per almeno due settimane. “Stasera non mi sento pronto. Stasera mi sento più che altro un materialista-esistenzialista”. Ecco. Questa non è proprio un’occasione mancata. Questa, qualora fosse stata inopinatamente colta, sarebbe diventata una tonnellata di letame copiosamente sparso nella mia vita.

Per cui forse, in certe circostanze, è meglio rimanere nel dubbio. bBevendo in terrazzo un caffè che sa di bruciato, una mattina qualsiasi di settembre.

Lady B.