Un’ennesima chanderata

 
Oggi Arti è arrivata con una faccia nerissima. Mentre Chander aveva un’espressione da cane bastonato.
 
“Arti cosa succede?”
“Madame, succede che io voglio rinascere gatto nella prossima vita. O anche mucca. Oppure rospo. Tutto ma non voglio mai più rinascere come moglie di Chander.”
“Oh.”
“Sai che ha fatto questo mentecatto?”

No. Ma immagino che non sia una cosa bella.

“Gli ho detto di andare a ritirare i soldi al bancomat e che io lo avrei aspettato in macchina. È tornato e siamo ripartiti per venire qui. A metà strada gli ho chiesto dove avesse messo i contanti e ha tirato fuori la ricevuta del bancomat. Gli ho detto che quella era la ricevuta e non i soldi. Madame, il mentecatto aveva buttato via i soldi nel cestino del bancomat e si era messo in tasca solo la ricevuta! Siamo tornati al bancomat di corsa ma i soldi non c’erano più…”
“Accidenti. Mi dispiace Arti…”
“No Madame, non devi dispiacerti tu. Devo dispiacermi io. Cosa ho fatto di male per meritarmi un marito così?”

Non credo di avere una risposta a questa domanda. Di sottecchi guardo Chander che ha un’aria veramente afflitta.

“Arti dai perdonalo, non vedi come è triste?”
“Madame è triste perchè l’ho picchiato con il giornale e gli ho detto che sarei andata alla polizia perchè una cosa così stupida era da denuncia.”
“Mh.”
“E sai la cosa più assurda? Ci ha creduto! Ora pensa che verranno i poliziotti ad arrestarlo.”

Chander, non preoccuparti qui sei al sicuro: non permetterò che ti arrestino per eccesso di stupidità però adesso, per favore, smettila di passare l’aspirapolvere sulle foglie del banano.

Lady B.

G


Lunedì in salita

Ieri si è consumato un dramma nazionale qui in India. Una cosa veramente molto seria, tant’è che stamattina il mio fruttarolo di fiducia era chiuso e aveva listato a lutto il negozio; l’omino delle consegne non ha voluto consegnare proprio un bel niente e Satish non solo si è presentato con il consueto ritardo ma ha sbagliato circa quattro volte strada e ci abbiamo messo ore per arrivare alla nostra destinazione.

“Satish, ma che ti prende? Anzi, che vi prende a tutti stamattina?”
“Madame, ma non leggi le notizie? È successa una cosa terribile.”
“Oddio…cosa è successo?”
“Madame. L’India per la prima volta nella storia, ha perso la finale di cricket contro il Pakistan.”
“E questo è male?”
“Male? Dici male Madame? Questo è un disastro! È come se l’Italia perdesse ai mondiali di calcio contro la Repubblica di San Marino!”
“Satish…tu conosci la Repubblica di San Marino?”
“Madame non voglio parlare oggi. Voglio stare in silenzio e non voglio manco sentire la radio.”

E niente, rimaniamo in silenzio, bloccati nel traffico del lunedì che però era molto meno chiassoso del solito.

“Comunque Madame ho scoperto che l’India è fortissima in un altro sport. L’hockey sul ghiaccio e da ora in poi io seguirò solo quello.”

Mh.

L’hockey.

L’hockey sul ghiaccio.
In India.

(P.S. per dare la cifra del disastro nazionale, allego video di uno spot del 2015 da cui emerge chiaramente lo spirito sano con cui l’India affronta le partite di cricket contro il Pakistan. Non so a voi a me comunque alla fine un sentimento di simpatia ‘sto Pakistan me lo suscita. Ma non diciamolo a Satish)

Lady B.


New age un corno.

Un gruppo di scimmie ha rotto il sacchetto dell’umido e ne ha tirato fuori tutto il contenuto. Fuori ci sono 45 gradi e il contenuto sta iniziando a produrre degli effluvi che mi ricordano con prepotenza Malagrotta. Non posso nemmeno raccoglierlo perchè la scimmia più grande sta davanti alla porta, mi guarda male attraverso la zanzariera e io ho imparato che se c’è una cosa che non va fatta è fronteggiare una scimmia incazzata.

I gatti hanno passato la notte a farsi le unghie sui divani buoni. Quelli che avevamo comprato in Italia e su cui ci siamo imposti di non mettere i piedi “sennò si macchiano”. I divani delle grandi occasioni. E, perdio, mentre penso a questa frase credo di essere pronta al circolo bocciofilo perchè il divano buono, il corredo buono, il servizio buono erano le manìe di mia nonna. Cioè le manìe per cui la prendevo in giro.

In lavatrice intanto le camicie della mia metà migliore sono diventate tutte rosa. Non è la prima volta che diventano rosa. Ciclicamente decidono che il bianco non gli sta più bene e nascondono il solito stramaledetto calzino rosso fra le pieghe delle loro candide maniche. Senz’altro non sono io a mettercelo, quel calzino. E mi ritrovo a pensare perchè ancora non li abbia buttati ‘sti calzini rossi che peraltro sono uno schiaffo al buon gusto.

Le piante in terrazzo sono quasi tutte morte, devono aver aspettato il favore delle tenebre per suicidarsi in massa come i lemmings. Oppure è stato il caldo unito alle cure di Pollice Marcio.

Dentro casa ci sono 60 gradi perchè i condizionatori sono saltati, ci deve essere un black out.

“Satish…ma quando una giornata inizia male cosa bisogna fare?”
“Chiudi gli occhi, concentrati e fai un bel respiro. Poi sorridi e vedrai che andrà meglio.”

Bene, lo faccio. Sai mai che tante volte questo spirito new age indiano porti qualcosa di buono.

Respiro. Penso a cose belle. Penso alla mortadella, in realtà. Sorrido e apro gli occhi.
Intorno a me la distruzione. Esattamente come prima.

Con due novità: si è staccato il tubo di scarico della lavatrice e la casa si è allagata. La gatta ha vomitato dentro una delle mie scarpe. Una di quelle scarpe costose e sento la voce di mia madre che da 8000 chilometri mi dice “Sono 30 anni che ti dico di mettere in ordine camera tua!”

“Satish! Io l’ho fatta sta faccenda di meditare, respirare e sorridere. È una fregatura!”
“A Madame, ma che vuoi da me? Io l’ho letta su internet sta roba…Fosse stato per me avrei chiamato un santone a far benedire la casa. Contro le giornate di merda non ci sono altre alternative.”

Ciò detto, se ne va.

Non vi fidate di internet. Nel dubbio, chiamate un santone.

Lady B.


Au revoir India!

Il mio viaggio in India è quasi finito.
Un’ apnea di quattro anni in cui mi sono successe più cose che in una vita intera.

Ho mollato un lavoro che mi piaceva, ho mollato tutti i miei affetti, sono partita con una valigia piena di cose inutili e mi sono insediata in pianta stabile a casa di uno che magari stava anche bene da solo ma sicuramente sarebbe stato meglio con me. Ho capito cosa significa adattarsi, ho capito l’importanza di non litigare dopo l’ora di cena perchè andare a dormire con una discussione sullo stomaco fa venire l’acidità. Ho scoperto che mi piace la mia vita da trentenne tranquilla e un po’ nerd. Non mi manca andare a ballare la sera anche perchè a Delhi non ci sono posti in cui andare a ballare e quindi ho anche la scusa per drogarmi di serie TV.
Ho imparato che dal veterinario non ci vanno solo cani e gatti ma anche scimmie, mucche e ogni tanto qualche asinello.
Ho imparato a osservare senza giudicare; ad ascoltare senza interrompere e ad amare forse non scenograficamente come nei film ma con una forza che non avrei mai sospettato potesse essere contenuta in un sentimento che non fosse una rosicata verso un vigile prossimo a mettermi una multa.
Ho imparato a leggere le etichette dei vestiti prima di metterli in lavatrice; ho stinto di rosa molte camicie bianche perchè i calzini rossi sono veramente stronzi. Non ho imparato a stirare ma ho imparato a fare le meringhe.
Mi sono sposata con l’uomo dei miei sogni che, nel frattempo, aveva capito che non avrei schiodato da casa quindi tanto valeva rassegnarsi. Ho raccattato gatti malconci per strada e li ho adottati; ho imparato a riparare lavatrici, tubi di scarico e mattonelle sbeccate. Per un certo periodo ho creduto che la pistola con la colla a caldo fosse una delle mie migliori amiche. Poi l’ho tradita per dedicarmi all’olio di cocco con il quale mi ungo manco fossi una porchetta.
Ho scoperto gli oli essenziali e la zuppa limone e coriandolo.
Nonostante farmi le seghe mentali sia uno dei miei sport preferiti, ho notato che da quando ho deciso di buttare sempre tutto in caciara vivo molto più serenamente.

Ho capito che un ruolo fondamentale in tutto questo l’ha avuto l’India. L’India che avevo conosciuto solo attraverso i libri, i documentari e le frasi di Osho. La stessa India che poi ho dovuto vivere sulla mia pelle. Che mi ha fatto piangere di rabbia, che mi ha stressato fino all’inverosimile con le sue contraddizioni. L’India che per farmi capire chi era il più forte mi ha costretto ad avere un confronto maturo con scarafaggi grossi come chihuahua che si ostinavano ad uscire dagli scarichi dei bagni.
Quell’India che ogni estate mi fa ammalare e mi fa accendere ceri a ogni divinità possibile perchè se mi becco la dengue veramente mi incazzo eh. Quell’India che mi ha fatto volare sull’Himalaya, che mi ha fatto navigare sul Gange; che mi ha fatto arrampicare sul tetto del mondo per scoprire un piccolo monastero dimenticato; che mi ha fatto nuotare con le tartarughe e con gli elefanti. Quell’India che mi ha fatto incontrare persone incredibili che vengono da mondi lontanissimi e che mi ha accarezzato l’anima regalandomi la sua essenza.

E allora, alla fine di questi quattro anni densi come un frullato di fragole, il mio augurio è che possiate incontrarla anche voi l’India. Così come l’ho incontrata io, per caso e per amore.
Perchè se la incontrate così, con l’occhio curioso del viaggiatore che osserva senza giudicare, vi regalerà emozioni che non sospettate nemmeno possano esistere.

Lady B.


Vademecum per il matrimonio

“E, insomma, ci sposiamo!”

Dopo che darete questo annuncio, niente sarà più come prima.

LA MAMMA

“Ma che davero te sposi? Ma nun è che me stai a prende in giro? Hai trovato qualcuno che te se pija pe tutta a vita? Ma hai scelto e bomboniere? E le partecipazioni? Ma a che tavolo la mettemo zia Pina? Quella sta sur cazzo a tutti… Vabbè, famo che nun la invitamo proprio…Ma ndo ve sposate?
“A Mà…me l’ha chiesto ieri, ancora nun c’avemo pensato a tutte ste cose. Ma poi chi è zia Pina?”

LA LOCATION

La location che fino a tre settimane fa se chiamava “er posto ndo organizzà er ricevimento”.
Naa location succede un fenomeno strano. Appena se pronuncia a parola “matrimonio”, i prezzi pe partito preso se duplicano.

Vuoi mette un divanetto in giardino pe fa sedè l’ospiti? 500 euro.
Vuoi mette na forchetta in più? 500 euro
Vuoi mette na candelina de sbieco? 500 euro.

Senti, famo che zia Pina nun se siede e quindi er divanetto nun ce serve e levamo pure e posate che st’anno er fingerfood va alla grande.

I FIORI

I fiori so un mistero. E margherite de campo, ar campo so gratis. Quanno devono finì sur tavolo tuo te costano più de tutto er ricevimento messo insieme

“Famo senza fiori?”
“No. Nun fa er pulciaro.”
“Allora addobbamo un tavolo sì e uno no?”

E se finisce a litigà perchè già zia Pina magna co e mano e nun se siede ma mo metterla pure ar Tavolo Sfregi, quello vicino ar cesso e senza manco i fiori, me pare troppo.

IL CATERING

Il catering è quella cosa che ve perseguiterà nei vostri incubi peggiori pure dopo 30 anni de matrimonio

“Pop corn di parmigiano reggiano su letto di insalata liquida con gamberetti marinati in un fondo bruno di fassona”

In che senso? Ma se magna sta roba?
Che poi tu volevi fa na cacio e pepe e invece pare brutto quindi te devi magnà i pop corn de parmigiano.

Ma magnateli te i pop corn. Te e zia Pina.

IL VESTITO

Ce se può scrive un’enciclopedia sur vestito

“Allora che modello ti piace? Quello a sirena, quello a principessa, quello in macramè, quello in tulle o quello a coda alla vaccinara?”

Senti, a me serve na cosa che nasconda il culo, na cosa che nasconda i maniglioni antipanico che c’ho sui fianchi e che possibilmente nun me faccia confinà co l’Austria. Me serve na reincarnazione più che un vestito.

“A senti, ora mi raccomando non ti ingrassare che abbiamo stretto l’abito eh…”

Se, ciao…

IL CELESTE TIFFANY

Er che?

“Se non fai un matrimonio a tema “celeste Tiffany non sei affatto chic”

Senti, ma io ho fatto mette ner menù e cirioline caa porchetta…ma posso esse chic?

E comunque esce fori che sto celeste Tiffany è er colore delle mattonelle der cesso de Zia Pina quando l’anni ’80 erano l’anni ruggenti.

LA LISTA DI NOZZE

NO. A lista de nozze no. Passi er divanetto, passi er pop corn e passi pure er celeste tiffany. Ma a lista de nozze no.
E comunque er delicatissimo candelabro d’argento in stile Overlook Hotel t’ariverà uguale. Senza Jack Nicholson.

(In realtà sposarsi è bellissimo. È bellissimo andare in giro con la mamma alla ricerca dell’abito che ti faccia sentire perfetta, è bellissimo scegliere i dettagli con la tua metà migliore, è bellissimo discutere e ritrovarsi la sera abbracciati sul divano a fantasticare del viaggio di nozze.
Ed è bellissimo quando quel giorno vi guarderete negli occhi e leggerete nello sguardo dell’altro la profondità di un amore che si rafforza ogni giorno e che vi ha fatto diventare una squadra.)

Lady B.


Domande inutili

“Ma cosa pensi che sia l’amore?”
“Ma che domande mi fai? Pensavo l’avessimo superata la fase adolescenziale in cui i ragazzini si chiedono cose a cui è impossibile trovare una risposta.”

L’aria era tiepida e dal prato iniziavano a far capolino le prime margherite. Le stesse che di lì a poco sarebbero scomparse senza una ragione precisa. Questa faccenda delle margherite di campo le aveva sempre lasciato una sensazione di angoscia. La loro improvvisa apparizione ma soprattutto la loro scomparsa che avveniva senza che lasciassero un segno della loro presenza, le creava un certo disappunto. Era sempre stata dell’idea che è bene lasciare traccia di sè e per questo per un periodo aveva iniziato a collezionare sassolini. Li aveva segnati con una X rossa e messi poi in un barattolo di vetro smerigliato. Ogni tanto li osservava. In caso di bisogno, li avrebbe sparsi in giro.
Poi si sa come funziona. Il tempo guarisce le ferite, risana i rapporti ma fa perdere anche molte cose. Accendini, persone, sentimenti e collezioni di sassolini.

“Non c’è bisogno che te la prendi…”
“Non me la prendo, non mi piacciono le domande inutili.”

E mentre stavano lì, in silenzio, ognuno perso nelle proprie cose, lui le offrì l’estremità del cono gelato che stava mangiando.

Forse l’amore non è fatto di parole. È fatto di gesti rituali che si perdono nell’infinità dei gesti banali del quotidiano. Come la puntina di un gelato regalata che dentro nasconde un’anima di cioccolato.

Lady B.


La varianza statistica e i voli aerei

Al liceo, in matematica, ero una incapace totale. Se potevo tollerare il 2 + 2, già il 2+2 -1 mi creava qualche perplessità. Se poi dovevo aggiungere parentesi o divisioni, a quel punto il caos era totale. Avevo sviluppato anche una certa abilità nell’ammalarmi poco prima dei compiti in classe.
Non avevo nemmeno bisogno di fingere, era proprio che la sera prima mi veniva la febbre a 40 e, per quanto fossi agonizzante, mia madre era costretta a mandarmi a scuola a calci in culo perchè una verifica ogni quattro andava pur fatta. E ogni volta era un’ecatombe. La mia professoressa era piuttosto elastica con me anche se in cinque anni di liceo la sufficienza credo di averla raggiunta solo tre volte. Anzi, due perchè una volta ho copiato schifosamente dalla mia compagna di banco e quindi non me la sento proprio di conteggiarla come una sufficienza presa onestamente.
All’università non è andata meglio. Avevo scelto una facoltà che mi tenesse lontana da ogni forma di calcolo ma, purtroppo, c’era uno scoglio insormontabile. Un esame di statistica al quale puntualmente prendevo dei voti negativi. Sì, si possono prendere voti negativi. Basta togliere un punto o due per ogni risposta data a cazzo di cane e io, in quelle risposte lì, ero bravissima. In qualche modo questo esame l’ho superato anche se, ancora oggi, sono convinta di aver mosso a compassione il professore perchè altrimenti non si spiega come sia possibile che io abbia risolto degli integrali con cognizione di causa. E comunque anche il giorno prima dell’esame di statistica avevo la febbre.

Ciò che mi rende una donna adulta e serena è il fatto che non dovrò mai più affrontare calcoli, operazioni o ragionamenti matematici.

C’è tuttavia un’altra cosa che mi fa rodere di angoscia. Ed è la prospettiva di dover prendere un aereo. Che poi, a veder bene, io ho il culo sull’aereo più o meno una volta al mese. E quindi, una volta al mese, mi ammalo. Febbri, vertigini e nausea. Oltre a incubi spaventosi in cui dalle cabine in cui le hostess preparano i caffè escono fuori degli enormi grizzli pelosi che mi sbranano nell’indifferenza totale dei passeggeri.

“Devi affrontarla questa paura che hai. Non è mica normale. Parlane apertamente.”

E io ne ho parlato, l’ho detto a tutti. Pure al fruttivendolo che mi ha fatto notare che “Signorì non me ne frega niente, a me me basta a coda sur raccordo a mattina. E ora se per favore se leva da mezzo me fa una cortesia che me sta a fa creà la fila”.
Ah ok, scusi.

Tutto questo per dire che ci sarà sempre qualcosa nella vita che ti farà crepare di paura. Può essere una varianza statistica, le infradito con sotto i calzini bianchi di spugna o un volo aereo di settordici ore per un Paese lontanissimo. Però non è necessariamente una cosa brutta, la paura. Basta saperla capire e affrontare con lo stesso spirito con cui si affronta la gioia. Con positività.
Questo in teoria.
In pratica, scusate, ma vado a farmi un whisky che tra un’ora devo andare in aeroporto.

Lady B.